Una lingua per cambiare: il cinese

Imparare il cinese ci trasporta in una cultura diversa e lontana e ci fa tornare più ricchi

Avete atteso un po’, ma siamo contenti di annunciarvi che quest’autunno troverete finalmente disponibili online e in libreria due nuovi testi a cui abbiamo lavorato a lungo, il Cinese Senza Sforzo e La scrittura cinese. Come spesso ci piace fare, per presentarvi le new entry nel modo migliore, diamo la parola ai nostri adattatori e curatori per raccogliere il loro “inedito” punto di vista sulla cultura e la lingua del testo che si aggiunge in catalogo.

Per i due testi di cinese, anche stavolta ci siamo avvalsi della preziosa collaborazione di Laura Rossi Brunori, interprete e traduttrice con un’esperienza ultradecennale di vita e di lavoro in Cina. È a lei che abbiamo rivolto alcune domande per fornirvi delle “dritte” su come avvicinarvi alla conoscenza della lingua di questo lontano paese.

Laura, a chi sono dedicati i due nuovi testi pubblicati da Assimil?

Sono pensati per tutti coloro che vogliono iniziare a entrare in contatto con la lingua cinese: per affari, per un viaggio, per capire meglio la storia, l’arte le tradizioni di un’antica cultura, ma anche per l’utilità di conoscere una delle lingue più diffuse al mondo o per la bellezza – e la soddisfazione! – di riuscire a decifrare un sistema di scrittura così insolito. Per chi è di madrelingua italiana, il percorso di apprendimento è sicuramente più fascinoso e stimolante rispetto a una lingua indoeuropea e non manca di regalare tante soddisfazioni in più!

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Negli ultimi decenni sempre più occidentali viaggiano in Cina. Chi visita questo paese per turismo o per lavoro può contare sulla conoscenza dell’inglese o è necessario conoscere il cinese?

Oggi raggiungere la Cina è diventato facile ed economico, molte persone possono permetterselo. L’inglese è abbastanza utilizzato anche in Cina, quindi  se si parte per un breve soggiorno nelle modernissime città del paese, con l’inglese ci si può muovere in maniera abbastanza autonoma.

In generale però per lavorare e vivere in Cina è decisamente necessario conoscere almeno un po’ di cinese. Lavorare senza conoscerlo è possibile se si ha l’interprete sempre al proprio fianco, ma, al di là di questo caso, la vita di tutti i giorni può diventare molto complicata se non si riesce a comunicare quasi con nessuno.

Quindi, con una buona base di cinese l’esperienza cambia totalmente…

Certamente sì.
Del resto, a cosa serve viaggiare se non a tornare cambiati, con idee diverse? Chi va in Cina senza conoscere nulla della lingua avrà sempre davanti un muro che non gli permetterà di conoscere davvero il paese, di coglierlo nella sua vera essenza. Questo succede perché il legame tra lingua e cultura è sempre strettissimo. Ogni cultura umana si fonda su un codice, quello linguistico, che permette di astrarre i pensieri dando forma alle strutture mentali di un popolo. Solo accedendo a quel codice è possibile entrare davvero in contatto con le persone che vivono in quella cultura.

Pare proprio il caso di consigliare un corso Assimil prima di ogni viaggio…

Sarebbe l’ideale! Ma la realtà è che non tutti sono disposti, ogni volta che ci si sposta all’estero, a imparare una nuova lingua.

Bisogna però fare una distinzione. Quando un occidentale viaggia in Europa o in America avrà certamente la sensazione di perdersi qualcosa, ma la vicinanza culturale renderà tutto un po’ più comprensibile. Invece, quando un occidentale viaggia in Oriente, in Cina in particolare, questa sensazione è amplificata perché il paese è vastissimo e tanto lontano in termini sia geografici che culturali.

Per chi ha in mente di andare in Cina e vivere un’esperienza più completa possibile, il mio consiglio è di programmare un soggiorno più lungo e di dedicare un po’ di impegno in più all’apprendimento delle basi della lingua. I cinesi giudicano molto favorevolmente chi si prende la briga di imparare anche solo poche parole e sono accoglienti a collaborativi.

Quanto è cambiata davvero la Cina negli ultimi anni?

Negli ultimi decenni il paese è cambiato tantissimo e i cinesi stanno vivendo un eccezionale boom economico.
Sono reduci però da un periodo drammatico: le guerre dell’oppio, le invasioni da parte di varie potenze mondiali, la guerra civile hanno devastato il paese fino a tempi relativamente recenti. La ripresa di oggi è quindi ancora più evidente. Conquistata la tanto sospirata pace, i cinesi sono tornati a essere il popolo organizzato e industrioso che sono sempre stati e i risultati si vedono tutti.

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Può raccontarci qualcosa di come sta evolvendo il territorio di questo sconfinato paese?

Strategicamente i primi grossi investimenti si sono concentrati sulle città costiere. L’obiettivo era puntare sul commercio ampliando i porti e intensificando gli scambi internazionali per sviluppare l’economia e attirare investimenti. Ora via via i progetti di ammodernamento stanno arrivando anche nelle zone interne.

Le principali città cinesi oggi sono metropoli moderne, con infrastrutture efficientissime, treni ad alta velocità, grandi strade e metropolitane. La cosa che stupisce noi occidentali è la velocità con cui questo cambiamento si attua. Quando mi trasferii a Guangzhou erano iniziati da qualche tempo i lavori per una nuova linea della metropolitana e io, abituata ai tempi biblici di costruzione delle infrastrutture in Italia, dissi a me stessa che non l’avrei mai vista finita. E invece solo dopo 10 mesi ecco pronta una nuova linea moderna, pulita ed efficiente… incredibile!

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Infrastrutture così moderne certo hanno favorito anche il turismo…

Sì certo, il turismo estero cresce, ma anche quello interno è massiccio. I cinesi viaggiano tanto all’interno del loro paese e poiché la popolazione è numerosissima, i trasporti devono essere progettati in modo efficiente.

Riguardo ai cinesi e a quanto sono numerosi ricordo che appena arrivata ebbi un vero e proprio choc culturale: uscendo per strada incontravo così tanta gente che i primi giorni, dopo circa mezz’ora, avevo bisogno di tornare a casa e rimanere per un po’ ferma, sola, in silenzio nella mia stanza. Pochi anni più tardi, ebbi invece lo choc culturale inverso quando mi trovai a Pisa, in una normale serata d’inverno. Non c’era ovviamente quasi nessuno per strada e mi preoccupai: come mai questa città è vuota? È successo qualcosa? Sono sensazioni indubbiamente illuminanti, perché ci fanno comprendere l’influenza delle abitudini culturali sulla nostra vita e sul modo in cui elaboriamo il mondo circostante.

Un aspetto che incuriosisce sempre molto noi e i nostri lettori sono gli stereotipi culturali. La Cina e i cinesi se ne portano dietro tanti. È necessario sfatarne qualcuno?

Sì, più di uno! Circolano in giro per il mondo una serie di storie e luoghi comuni sulla  Cina che non hanno nessun riscontro con la realtà. Ne parlo spesso ad amici e conoscenti: la Cina è un luogo sicuro in cui anche una donna può uscire da sola tardi la sera e, strano ma vero, le fabbriche non sono piene di bambini che lavorano! Qualcuno comunque non mi crede – specialmente chi non ha mai visto il Paese coi propri occhi. Sono ormai stereotipi molto radicati.

Un altro mito che è necessario sfatare è quello della Cina come paese antidemocratico. Per capire questo aspetto, come spesso accade quando si parla della Cina, bisogna attuare un totale cambio di prospettiva. In Occidente la libertà di parola è considerata un diritto, quindi tutti si sentono liberi di esprimere le proprie opinioni, anche quando non ne avrebbero nessun titolo. In Cina invece è un dovere assicurarsi che quanto si dichiara abbia un fondamento solido. Da gente pratica quale sono non perdono tempo a fare commenti che lasciano il tempo che trovano. Non essendo tutti esperti di politica, in Cina molti evitano di commentare questioni che non possono comprendere fino in fondo. Quindi i cinesi generalmente non parlano di politica non perché temano di incorrere in persecuzioni, ma perché a parlare è solo chi ha cognizione di causa.

Che implicazioni ha questa forma mentis nei comportamenti politici?

Rende i politici cinesi molto diversi da quelli occidentali. Negli Stati Uniti o in Europa un politico (ognuno può richiamare alla mente il personaggio che preferisce) ha facoltà di affermare tutto e il contrario di tutto. In Cina questo non è culturalmente accettabile. I politici e, in generale, chiunque rivesta delle responsabilità in qualsiasi campo, devono essere in grado di dimostrare l’efficacia delle proprie azioni, altrimenti rischiano come minimo il posto di lavoro. In questo senso sono estremamente meritocratici.

Credo che rispetto ai cinesi noi occidentali siamo vittime di un certo manicheismo: il mio sistema, la mia parte politica ha sempre ragione, gli altri sono incapaci, disonesti, hanno torto. In Cina, invece, si guarda al risultato. Se per funzionare il mio sistema deve cambiare, si cambia, nessun problema. Ma anche qui, per comprendere questo cambio di prospettiva è necessario conoscere la lingua e la cultura.

Qual è la prima cosa della Cina che colpisce un occidentale?

La Cina è gigantesca e molto varia dal punto di vista sia naturale che umano, ma sopratutto è ricchissima di cultura, una cultura millenaria e profondamente diversa dalla nostra. Se, partendo, la vostra aspettativa è quella di addentrarvi in una cultura completamente nuova e imparare a vedere il mondo con occhi diversi, allora troverete pane per i vostri denti!

E, a proposito di pane, un altro aspetto importantissimo è certamente il cibo. La cucina cinese è molto varia ed estremamente creativa. Nei ristoranti, che sono ben diversi da quelli che frequentiamo in Italia, si trovano menu con una enorme varietà di piatti deliziosi e a prezzi accessibilissimi. In questo la Cina è molto simile all’Italia, il cibo, come da noi, è un aspetto importantissimo della cultura e la condivisione del pasto è un fatto sociale, tanto che le porzioni singole non esistono: esistono solo piatti al centro della tavola da cui mangiare tutti insieme. Mangiare da soli quindi può essere un rischio: difficile finire tutte le portate!

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Che tipo di accoglienza ci si può aspettare dai cinesi?

I cinesi sono molto curiosi e aperti verso gli altri. In generale la loro è una società più piatta della nostra nel senso che si sentono meno le differenze di ceto sociale. Per questo è possibile entrare in contatto in modo ugualmente rilassato sia col tassista che con la presidente di una grande società.

In effetti, chiunque abbia appreso il cinese in Cina alla domanda “come l’hai imparato” risponderà: grazie ai tassisti! In Cina il taxi è un mezzo di trasporto molto diffuso ed economico. Ricordo con piacere le chiacchierate in giro per la città che tanto mi sono servite per imparare la lingua.

Capite quindi che attaccare bottone, entrare in confidenza con la gente e poi fare amicizia è molto facile e veloce – e questo è un metodo infallibile per fare progressi rapidi nell’apprendimento della lingua!

Ci sono tutti gli ingredienti per un’esperienza indimenticabile…

La consiglio a tutti. Andare in Cina è sempre un’avventura e un divertimento per i motivi che vi ho raccontato e per tanti altri che scoprirete sul posto. Imparare il cinese lo è altrettanto, lo si faccia per turismo o per lavoro, è un’esperienza che arricchisce tantissimo, perché ci avvicina a una cultura molto diversa. Quindi non partite senza aver prima curiosato nel meraviglioso mondo dei caratteri! Con Assimil lo farete senza sforzo…

 

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RECENSIONI

Giulia Zangerle

Ritengo che sia il miglior corso di lingue per autodidatti sul mercato. Il mio livello C1, raggiunto con l’inglese e il francese, senza dubbio alcuno deve molto ai corsi base e di perfezionamento! Grazie mille, per il servizio e la sempre cortese professionalità offerta

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

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