Oggi, 6 giugno, il primo quaderno di esercizi di russo è in stampa: scelta o casualità?

Nel giorno di una delle più importanti ricorrenze per la lingua e la cultura russe prende vita l’ultima novità primaverile Assimil, che sarà disponibile in libreria dal 20 giugno 2022

Non sarebbe potuto capitare in un giorno più emblematico di questo, l’avvio alla stampa dell’ultima novità nella collana dei Quaderni Assimil: il 6 giugno è infatti la giornata internazionale della lingua russa, ufficialmente proclamata dall’UNESCO, che commemora la nascita di Aleksandr Sergeevič Puškin nel 1799.

Dopo l’uscita del corso di russo di base nel nuovo packaging a maggio, è la volta del Quaderno di esercizi. Russo. Primi passi.
La pubblicazione di questo quaderno, nell’edizione italiana, è stata possibile grazie al lungo e rigoroso lavoro della Prof.ssa Elena Treu (docente di lingua russa presso l’Università degli studi di Bergamo e presso l’Associazione culturale Italia-Russia della stessa città) che per Assimil ha già curato il corso di perfezionamento del russo, il quaderno di scrittura russa e che recentemente ha anche supportato la nostra redazione nella preparazione del piccolo frasario gratuito di lingua ucraina, coordinando il lavoro con le consuete meticolosità e passione.

Forse alcuni si staranno chiedendo il perché di queste nostre ultime scelte editoriali, in rapporto all’attuale situazione internazionale di estrema gravità: noi, che ci occupiamo di lingue da oltre 90 anni e che di strada ne abbiamo dunque percorsa, desideriamo continuare a trasmettere lo spirito multilinguistico e multiculturale che da sempre anima e contraddistingue Assimil, Le don des langues – Il dono delle lingue.
Ogni lingua, primo strumento di scambio e comunicazione tra i popoli, appartiene a una cultura e a una identità ben radicate nella storia che vanno conosciute per poterne apprezzare le peculiarità.
Per questo oggi, nel presentarvi il nostro nuovo quaderno, la Prof.ssa Treu ci ha regalato anche l’occasione di conoscere il ruolo particolarmente significativo di Aleksandr Sergeevič Puškin nella cultura e nella letteratura russe, attraverso una breve intervista che siamo certi vi sarà di stimolo per approfondirne la conoscenza.

 

Prof.ssa Treu, come mai il 6 giugno è una data importante per la cultura russa?

È il giorno in cui in Russia si celebra la lingua russa, innanzitutto quale strumento fondamentale di coesione, identità nazionale, scambio interetnico per i circa 200 differenti gruppi etnolinguistici distribuiti sugli undici fusi orari dell’immenso territorio della Federazione Russa. La data non è casuale. Coincide, infatti, con la nascita del grande scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837), la cui nascita è commemorata senza interruzione di continuità sin dall’epoca degli zar.

Dal 1999, in occasione dei 200 anni dalla nascita di Puškin, il 6 giugno è diventato in Russia festa nazionale e nel 2010 l’UNESCO ha proclamato ufficialmente questa data “giornata internazionale della lingua russa” – a tutti gli Assimilisti ricordo che il privilegio di una giornata internazionale dedicata è riservato anche alle altre cinque lingue dell’ONU (inglese, francese, cinese, spagnolo, arabo), ciò con l’intento esplicitamente dichiarato di promuovere il multilinguismo e il rispetto per tutte le diversità culturali del pianeta. In effetti oggi, più che mai, si avverte la necessità di favorire un pacifico confronto e dialogo costruttivo tra persone di nazionalità e culture differenti. Per quanto ai più possa suonare ingenuo o utopistico, ritengo che sia fondamentale, partendo proprio dallo studio delle lingue e delle culture di popoli differenti, continuare a prodigarsi per creare i presupposti per una reciproca conoscenza e comprensione, quale rimedio alla deriva della violenza e alla follia della guerra.

(Riguardo all’importanza della lingua russa, dove e quanto sia parlata nel mondo, rimandiamo a una precedente intervista)

 

Perché Aleksandr Sergeevič Puškin è considerato “il padre” della lingua letteraria russa moderna? 

Per comprendere al meglio l’effettiva portata della rivoluzione operata da A. S. Puškin nella lingua russa è d’obbligo fare un passo indietro nella storia. Va innanzitutto specificato che già con Pietro il Grande (1672-1725), che aveva coraggiosamente avviato un processo di occidentalizzazione e laicizzazione della cultura russa, la lingua russa (fino ad allora relegata per lo più agli usi di interazione quotidiana o amministrativi) viene sdoganata come lingua nazionale letteraria, mentre il paleoslavo o antico slavo ecclesiastico (che fino ad allora si imponeva negli usi dotti, pur interagendo vivacemente con la viva parlata russa) fu relegato a lingua per scopi essenzialmente liturgici.

(Per approfondimenti sulla nascita ed evoluzione del paleoslavo rimandiamo a una precedente intervista)

L’affermazione di una nuova lingua letteraria “secolare” (russo moderno), più orientata sul parlato (ma pur sempre d’ambito colto) e aperta anche a prestiti occidentali, fu accelerata dalle riforme petrine del 1708-1710. Sono gli anni di svolta in cui si inaugurano stamperie, scuole laiche e militari che ne favoriscono la diffusione. Fioriscono generi letterari di tipo laico (appunti, lettere, memorie, articoli, saggi) e, a partire dal 1702, esce regolarmente il primo giornale in lingua russa.

Ma è solo con Aleksandr Sergeevič Puškin (1799-1837) che la lingua letteraria russa moderna si stabilizza assumendo la fisionomia attuale. Il sommo poeta seppe valorizzare la lingua russa in ogni suo aspetto, tenendo nel debito conto sia elementi evolutivi innovativi, ivi compresi prestiti stranieri, sia elementi arcaici, riflesso di una gloriosa tradizione che va custodita e trasmessa alle nuove generazioni. E mentre i nobili a corte si dilettavano a sfoggiare il francese, e i pochi romanzi sfornati erano pure a imitazione di quelli francesi, in Puškin la lingua russa – quella che risuonava soprattutto in bocca ai servi della gleba, analfabeti, che costituivano la maggioranza della popolazione – si emancipa, assurge a dignità letteraria. A tale riguardo va sottolineato che Puškin si prodigò anche per il recupero del folklore russo, memore dei suggestivi racconti e canti popolari con cui lo allevò la njanja (balia) Arina Rodionova, da lui immortalata con riconoscenza in alcune liriche. Proprio da questa serva della gleba Puškin apprese la viva parlata del popolo russo, la cui lingua seppe riscattare splendidamente in forma poetica, come testimoniano le sue incantevoli fiabe in versi, che i bambini russi tuttora ascoltano o leggono avidamente, oggetto di molte rappresentazioni pittoriche e, più recentemente, di trasposizioni in cartoni animati – si veda, ad esempio, “Lo zar Saltan” (1831) o “Il galletto d’oro” (1834).

Il galletto d'oro

Nella lingua di Puškin trovano il giusto equilibrio elementi di diversi registri linguistici (basso, aulico, cancelleresco, commerciale etc.), di origine sia russa sia slavo-ecclesiastica; sono nobilitati tratti del russo colloquiale e popolare (простонародное наречие, prostonarodnoe narečie), senza con ciò disdegnare slavismi e arcaismi. Per questo le sue opere hanno costituito da subito i modelli sui quali si sono basati molti grandi scrittori russi del passato e ai quali si ispirano tuttora autori contemporanei. Come riconobbe Turgenev, Puškin si è fatto carico da solo di due imprese immani, che presso altre nazioni hanno richiesto interi secoli, cioè dare struttura a una lingua e creare una letteratura. Ha saputo svincolare la letteratura russa dal pesante fardello del rigido canone classico, manierato e ampolloso, a favore della vivace parlata colloquiale. La sua lingua – fresca, naturale, senza troppi orpelli – è la lingua con cui i russi scrivono, parlano e in cui si riconoscono ancora oggi.

Morto in duello a soli 38 anni, nonostante la sua breve vita, Puškin fu particolarmente prolifico e la sua produzione è considerata il più grande patrimonio letterario in lingua russa. Colpiscono l’estrema eterogeneità dei generi in cui si è cimentato (odi classiche, poesie di stampo romantico, lirica amorosa e civile, epigrammi burleschi, versi osceni, romanzi in versi, drammi storici, appunti di viaggio, narrativa realistica, racconti, fiabe, favole etc.) e la varietà dei temi trattati (lo scontro dell’individuo con la società e il sistema, la sofferenza del piccolo uomo, il dilemma nella scelta tra felicità personale e dovere etc.), fonte di inesauribile ispirazione anche per i grandi autori della letteratura successiva, da Dostoevskij a Tolstoj, Čechov etc. Paradigmatico è il suo celebre romanzo in versi, Evgenij Onegin, definito “enciclopedia della società russa”, la cui stesura si protrasse per molti anni (dal 1823 al 1831), seguendo il lento processo di maturazione sia umana sia artistica dello stesso autore, e in cui si descrive con profondo acume la vita, la psicologia, la cultura, la società dell’epoca.

Spirito ribelle e irrequieto, che non temeva di sfidare i potenti, più volte costretto a battersi in duello e più volte perseguitato, costretto a diversi anni di confino per la celebre ode “Alla libertà”, in cui denuncia con parole taglienti il potere autocratico dello zar Alessandro I, amico di rivoluzionari, strenuo difensore della libertà personale e acerrimo oppositore di ogni forma di censura, Puškin è anche simbolo di libertà, grande coraggio e onestà intellettuale.

Questa è la genialità e la grandezza, come uomo e come scrittore, di Puškin, definito da Dostoevskij “l’inizio di tutti gli inizi”.

Evgenij Onegin

Come viene celebrata in genere questa giornata in Russia? Ed è celebrata anche altrove?

In questa giornata in genere innumerevoli sono le iniziative sul vasto territorio della Federazione Russa. In particolare nel 2019, in occasione dei 220 anni dalla morte del poeta, a Mosca le celebrazioni si sono protratte per un’intera settimana, con oltre 700 eventi – presentazione di libri, convegni, spettacoli musicali e teatrali, concorsi letterari, animazioni per bambini. Ma ciò che colpisce maggiormente gli stranieri è vedere, ai piedi dei monumenti dedicati a Puškin, privati cittadini, anche giovanissimi, che puntualmente il 6 giugno di ogni anno declamano con sincero trasporto versi del poeta – anche in tempo di pandemia, con la mascherina abbassata e guanti di lattice alle mani! Molte sono in genere le celebrazioni organizzate anche all’estero, presso scuole russe e università, istituti e associazioni culturali, biblioteche.

Anche all’ONU, con continuità dal 2010 fino allo scorso anno (quest’anno, dato il conflitto in corso, le celebrazioni potrebbero essere sospese come ulteriore misura sanzionatoria nei confronti della Russia), non sono mancate iniziative culturali di rilievo, come concerti di musica folklorica, spettacoli teatrali, mostre d’arte, seminari e concorsi di lingua e letteratura russa, rassegne cinematografiche, degustazione di prodotti tipici della cucina russa etc.

Ragazza che declama i versi sotto la statua del poeta

Quale importanza ha avuto e ha Puškin all’estero?

Puškin, pur nella sua breve vita, ha lasciato non solo ai russi, ma all’umanità tutta, un patrimonio culturale di inestimabile valore, fonte di ispirazione in patria e all’estero negli ambiti artistici più disparati – letteratura, teatro, opera lirica, balletto, pittura, scultura, filmografia, cartoni animati etc. All’estero è stato molto apprezzato da subito, ancora in vita, e tradotto e ritradotto più volte nel corso del tempo.

Mi limito qui a ricordare che già negli anni ’20 dell’Ottocento Puškin cominciò a pubblicare le sue opere in francese e in tedesco. In particolare, il poema “Ruslan e Ljudmila” (1820), frutto precoce di Puškin poco più che ventenne, ispirato alle fiabe popolari russe e da cui in seguito M. Glinka trasse un’opera lirica, era stato tradotto subito in francese.
È notorio che nel 1827 Goethe, in segno di stima, aveva omaggiato il poeta russo di una penna d’oca, custodita da Puškin molto gelosamente in un astuccio di marocchino rosso fatto confezionare appositamente.
La fama di Puškin era giunta anche ad Alphonse de Lamartine e Alessandro Manzoni, che non lo conobbero però mai personalmente, tramite i suoi amici che si recavano regolarmente in Francia e in Italia.
La dama di picche, trasposta in musica da Čajkovskij nel 1890, in realtà era stata musicata ben 40 anni prima dal meno noto compositore francese Jacques Fromental Halévy.
Per passare frettolosamente ai nostri giorni, ricordo che dell’Evgenij Onegin sono state fatte diverse trasposizioni cinematografiche. L’ultima, del 1999 con la regia di Martha Fiennes, ha per protagonisti i noti attori Ralph Fiennes e Liv Tyler. Apro qui un breve inciso. La celeberrima “lettera di Tat’jana a Onegin” è talmente famosa che in rete si reperiscono molti video di ragazze russe che fanno a gara a chi la interpreta con maggior trasporto. Esiste anche una versione parodistica, rivisitata in chiave più attuale, come “lettera di Tat’jana/Merkel a Onegin/Putin”, ad opera di un noto comico russo nei panni della stessa Angela Merkel.

La memoria di Puškin è tenuta viva all’estero anche grazie alle numerose scuole o istituti e associazioni culturali, nonché concorsi e premi letterari internazionali a lui intitolati.

Il grande apprezzamento all’estero per il poeta russo è testimoniato, infine, anche dalle numerose statue erette in vari Paesi del mondo – dall’Italia alla Francia, dall’Inghilterra agli USA, dalla Cina all’Etiopia. In particolare, a Roma fu innalzata una statua in suo onore già nel 1837, quando era ancora fresco l’annuncio della morte del poeta. Nel 1999 un’altra statua, omaggio della città di Mosca per i 200 anni dalla nascita di Puškin, è stata collocata a Roma nell’incantevole parco di Villa Borghese. Puškin, a differenza di altri scrittori russi, non visitò mai l’Italia. Provava, però, un sentimento di profonda e sincera ammirazione verso il nostro Paese.

Statua a Villa Borghese

Lei prima ha citato l’Etiopia e sorge spontanea una domanda: è vero che il celebre drammaturgo aveva ascendenze africane?

In effetti il bisnonno di Puškin, Ibrahim, giunto alla corte di Pietro il Grande come schiavo, pare fosse figlio di un principe abissino catturato dagli ottomani turchi – secondo studi più recenti sembra fosse originario del Camerun. Da subito si distinse per alti meriti a tal punto che l’imperatore lo adottò, educandolo insieme ai suoi figli. Battezzato, assunse il nome di Abram e in seguito si scelse come cognome Gannibal, in onore di Annibale, il leggendario generale cartaginese. Conferitogli un titolo nobiliare, lo zar provvide ad assicurargli una vita florida e una brillante carriera nell’esercito. Fu uomo colto e conoscitore di diverse lingue. Per un periodo soggiornò a Parigi, entrando in contatto con illustri esponenti dell’Illuminismo, come Diderot, Montesquieu e Voltaire. Ebbe ben 11 figli, tra i quali Osip, padre di Nadežda (detta a corte “la bella creola”), madre appunto di Puškin. Lo stesso Puškin volle immortalare la figura del suo illustre avo nel romanzo storico, rimasto incompiuto, Arap Petra Velikogo (Арап Петра Великого), noto in italiano con il titolo Il negro di Pietro il Grande.

Ritratti

È qui necessaria una piccola nota terminologica: all’epoca in russo con il termine arap (арап) si indicava qualunque persona dalla pelle scura, proveniente specie dai Paesi africani. I “mori di corte” erano particolarmente apprezzati dalla nobiltà russa – le nobildonne ne avevano a decine al proprio servizio – ed erano ben retribuiti, a differenza dei servi russi che lavoravano in cambio solo di vitto e alloggio, tant’è che nel XIX secolo molti schiavi africani ambivano a trasferirsi dagli Stati Uniti in Russia per sfuggire al tragico destino di una brutale schiavitù senza alcuna possibilità di riscatto. Il primo arap afroamericano di cui si abbia notizia in Russia si era trasferito nel 1810, al seguito dell’ambasciatore statunitense a San Pietroburgo.

 

Venendo ad Assimil, per chi è pensato il Quaderno di esercizi. Russo. Primi passi?

Il Quaderno può essere utilizzato come strumento di revisione e autocorrezione da parte di chi ha già compiuto o sta compiendo i primi passi nell’apprendimento del russo. Si trovano, infatti, sintetizzate tutte le nozioni fondamentali di livello elementare per un ripasso proficuo, completo e chiarificatore, riguardo alla fonetica, all’ortografia e alla grammatica. Dato l’approccio ludico, e l’estate ormai alle porte, mi sento di consigliarlo come una sorta di quaderno dei compiti per le vacanze, per mettersi alla prova e tenersi in allenamento in vista del proseguimento nello studio del russo al livello successivo.

Può, inoltre, fungere da strumento di autoapprendimento e autocontrollo anche per chi si approccia per la prima volta alla lingua russa. Ogni fenomeno linguistico è, infatti, spiegato da zero, a partire dall’alfabeto, con particolare cura alla traslitterazione in caratteri latini e alle norme di pronuncia con relativa trascrizione fonetica.

(Per l’apprendimento del cirillico corsivo rimandiamo al Quaderno di scrittura. Russo. Le basi. di cui qui trovate la presentazione in una precedente intervista.)

Quaderno di esercizi Russo. Primi passi

Com’è strutturato il Quaderno che verrà pubblicato questo mese?

Il Quaderno è suddiviso in 20 capitoli, ciascuno dedicato a uno o più aspetti della lingua russa, spiegati in modo sintetico ma puntuale. I circa 190 esercizi con soluzioni consentono di verificare in modo immediato l’assimilazione del lessico d’uso quotidiano e la corretta applicazione delle regole. Gli esercizi sono diversificati (traslitterazione, trascrizione fonetica, completamento, trasformazione, abbinamento, traduzione, individuazione dell’intruso, falsi amici etc.) e prevedono l’autovalutazione al termine di ciascuno di essi. Inoltre, sono presenti delle pratiche tabelle di consultazione che riassumono le varie regole e osservazioni sulla pronuncia riguardo a ciascuna lettera, sia isolata sia nella catena del parlato, a seconda della sua posizione. Al fine di una corretta e consapevole applicazione delle norme di pronuncia, per ciascuna parola è indicata tra parentesi quadre la trascrizione fonetica.

È fuori discussione l’importanza dell’esercizio ai fini di un proficuo apprendimento e mi piace, quindi, concludere con un antico detto sanscrito:

Abhyāsō nā hī tyaktavyō,
abhyāsō hī param bālam!

ovvero, letteralmente:

L’esercizio non (è) in verità da trascurare,
l’esercizio (è) la suprema forza!

VIDEO
RECENSIONI

Giulia Zangerle

Ritengo che sia il miglior corso di lingue per autodidatti sul mercato. Il mio livello C1, raggiunto con l’inglese e il francese, senza dubbio alcuno deve molto ai corsi base e di perfezionamento! Grazie mille, per il servizio e la sempre cortese professionalità offerta

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

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