Il polacco e la Polonia tra luoghi comuni e nuove opportunità

Stefano Deflorian, docente di lingua italiana a Cracovia, ci racconta la lingua e la cultura di un paese in piena trasformazione economica

Come tutte le lingue slave, il polacco richiede un certo impegno, soprattutto se chi comincia ad apprenderlo parte da una lingua neolatina. Conoscerlo, però, può aiutare a cogliere le tante opportunità che offre la Polonia, interessata, negli ultimi decenni da una profonda evoluzione economica.

Lo sa bene Stefano Deflorian, curatore del nostro Il Polacco senza sforzo, che vive e lavora in Polonia dagli anni ‘90 e che ha potuto assistere in prima persona a queste importanti trasformazioni. Lo abbiamo intervistato per aiutarci a conoscerne più a fondo la lingua e i recenti cambiamenti storici.

Stefano, cosa ti ha portato in Polonia?

Sono arrivato a Cracovia, una delle città più grandi del paese,  nell’ottobre del 1995 per uno dei motivi più semplici (e validi) del mondo: per amore! Ho lasciato la mia casa in Trentino e sono venuto qui senza conoscere nemmeno una parola di polacco. Ammetto che proprio per questo motivo il primissimo impatto con la lingua è stato abbastanza difficile!

Cosa ricordi delle prime difficoltà linguistiche?

Ricordo sempre un episodio che risale a uno dei primi giorni in cui ho messo piede a Cracovia. L’appartamento in cui abitava la mia fidanzata era all’interno di un normalissimo condominio. Ciò che mi sembrava singolare, però, era il veder comparire a ogni pianerottolo una targhetta con  scritto “piętro 1”, “piętro 2”,“piętro 3”… Mi chiedevo perché tale Pietro abitasse a ogni piano e soprattutto mi meravigliavo che questo nome fosse così diffuso anche in Polonia. Qualcosa non mi tornava… Solo dopo ho scoperto che la targhetta non indicava il nome di un inquilino, ma il numero del piano (piętro) che, per inciso, non si legge “Pietro”, ma “pientro”. Chi segue il calcio forse ha già  notato l’analogia con la pronuncia  del nome del calciatore polacco del Genoa, Piątek, che si scrive così, ma si pronuncia “Piontec”.

Non conoscere bene la lingua crea all’inizio una serie di problemi anche nella gestione delle piccole attività quotidiane, persino nel fare la spesa. Una volta al supermercato sono rimasto parecchi minuti di fronte allo scaffale dello shampoo cercando di decifrare il testo su un’etichetta che diceva “dzień po dniu”. Dzień ho capito subito che significava „giorno” (conoscevo ovviamente dzień dobry / buongiorno) ma dniu? Nel dubbio quello shampoo non l’ho comprato!  Mi sono armato di buona volontà e pazienza,  cercando  e ricercando questa parola sul dizionario, ma di dniu nessuna traccia..! Ho scoperto solo dopo che la traduzione era semplicemente “giorno dopo giorno” e che dniu era una forma declinata della parola dzień!!!. Per la disperazione avrei voluto ritirarmi in un eremo tibetano!

Per fortuna, col tempo e lo studio, la situazione è migliorata tantissimo e gradualmente ho trovato il mio posto in questo mondo specializzandomi nell’insegnamento della lingua italiana ai polacchi.

Il centro di Cracovia

Com’è cambiata la Polonia dagli anni ‘90 a oggi?

Quando sono arrivato a Cracovia, negli anni ‘90, la Polonia era lontana anni luce dagli standard  italiani in termini di benessere e stile di vita. Oggi le cose sono molto cambiate e la Polonia non è più il Paese povero a cui tutti in Italia sono abituati a pensare: la sua economia è in gran fermento, soprattutto nelle grandi città, e questo si riflette positivamente sulla qualità della vita. Il boom economico ha portato alla costruzione di enormi centri commerciali  con i negozi dei più noti brand internazionali e girando per le strade delle grandi città si capisce subito che ormai molti polacchi hanno conquistato un  grado di benessere davvero notevole.

Tutto questo succede anche perché alcune città polacche sono diventate capitali dell’outsourcing. Cracovia è al primo posto in Europa nella top 100 delle Outsourcing Destinations (fonte 2015, Tholons), conta oltre 100 multinazionali e 36.000 lavoratori assunti. La presenza in massa di queste nuove aziende ha favorito il trasferimento in Polonia di tanti giovani da paesi esteri in crisi economica, fra cui anche l’Italia (oltre 5000 nella sola Cracovia). Allo stesso tempo, tanti giovani polacchi hanno visto in queste aziende estere, anche italiane, la possibilità di ricoprire interessanti posizioni professionali.

Morale della favola: se fino a qualche anno fa erano i polacchi a emigrare in Italia, oggi i numeri hanno subito un’inversione. Secondo le statistiche più recenti, gli italiani  che si trasferiscono in Polonia sono più numerosi dei polacchi che fanno il percorso inverso verso l’Italia. Chi viene  da noi non lo fa più per svolgere gli umili lavori a cui siamo abituati ad associarli, ma sempre più spesso per  motivi turistici: il mio Trentino negli ultimi anni ha visto un grandissimo incremento di visitatori provenienti dall’Est Europa durante la stagione invernale, specialmente dalla Polonia. Questo dà la misura di quanto il reddito medio polacco sia aumentato.

Cracovia – La piazza del mercato

Che interesse c’è tra i polacchi per la nostra lingua e la nostra cultura?

Per rispondere devo fare una distinzione tra gli allievi dei luoghi in cui insegno, l’Università di Cracovia, in particolare il corso di Italianistica che conta circa 60 iscritti all’anno, e l’Istituto Italiano di Cultura che attualmente ne accoglie oltre 400.

I corsi universitari sono frequentati da ragazzi molto giovani, interessati a imparare l’italiano per motivazioni principalmente lavorative. Lo studiano generalmente per acquisire il livello di conoscenza necessario a essere ritenuti idonei a lavorare in una delle multinazionali italiane con sede a Cracovia. Per questo è generalmente un po’ più difficile interessarli anche alla nostra cultura e alla nostra storia. Nei corsi che tengo all’Istituto Italiano di Cultura il discorso è molto diverso: l’insegnamento è meno accademico e gli allievi mostrano decisamente più interesse anche verso aspetti meno legati all’apprendimento della lingua. Sono persone più adulte, attratte dall’Italia e dalla sua cultura perché interessate anche solo dal punto di vista turistico.

In generale la mia percezione è che i polacchi amino molto l’Italia. Credo soprattutto perché non c’è stata in questo paese quell’immigrazione “povera” che in altri paesi ha alimentato i classici stereotipi negativi dell’italiano furbo e un po’ “mammone”. L’unico stereotipo che ci attribuiscono davvero è quello dell’italiano latin lover e donnaiolo.

Se per noi il polacco è una lingua “difficile”, quanto è difficile l’italiano per i polacchi?

Inizialmente non molto. Ho notato che i polacchi hanno pochissime difficoltà a imparare le basi della lingua italiana: pronunciarlo viene loro naturale e anche la grammatica di base non crea grossi problemi. Cominciano a incontrare difficoltà nel passaggio dal livello B1 in poi, con il perfezionamento della lingua.

Nel raccontare la cultura di un popolo una domanda sul cibo non può mancare. Come si mangia in Polonia?

Beh, in sintesi, così così. A dire il vero, prima della Seconda guerra mondiale i polacchi avevano una buona  tradizione culinaria, ma i i duri anni del Comunismo li hanno impoveriti così tanto che hanno iniziato a dedicare al cibo sempre meno risorse e a considerarlo niente più di un semplice bisogno quotidiano.

Oggi è molto diffusa quella che io chiamo la “cultura del panino”, veloce e pratico. La settimana lavorativa anche in Polonia è lunga e frenetica, in famiglia tutti lavorano e tra le donne in poche ormai sono quelle disposte a dedicarsi ai fornelli. In genere, le mamme polacche cucinano quasi soltanto la domenica e spesso in quantità industriali, in modo da creare delle scorte per il resto della settimana.

Nel loro cammino verso la globalizzazione i polacchi apprezzano le cucine internazionali e negli ultimi anni si sono moltiplicati i luoghi in cui è possibile gustare le cucine del mondo. I ristoranti italiani sono molto frequentati, ma spesso non sono dei luoghi molto autentici: la nostra cucina richiede l’uso di materie prime di qualità che hanno i loro costi e, come già detto, i polacchi non hanno l’abitudine di spendere molto per mangiare, tanto meno al ristorante. Le cose stanno ovviamente cambiando: mi riferisco in generale all’attitudine del polacco medio verso il cibo.

Consiglieresti a un ragazzo italiano di imparare il polacco?

Senza dubbio e per tutti i motivi descritti prima. La Polonia è allo stato attuale uno dei paesi europei che offre le migliori opportunità professionali, soprattutto ai più giovani.

Le difficoltà linguistiche iniziali si possono superare senza problemi affidandosi al metodo giusto, come quello proposto da Assimil, e impegnandosi con costanza per affrontare tutte le “novità” sintattiche e grammaticali senza lasciarsi intimorire.

Poi, come è stato per me, un piętro dopo l’altro, i risultati non si faranno attendere! Cześć!

 

 

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RECENSIONI

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

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