Lontano eppur vicino, il Capodanno cinese

La più sentita tradizione orientale che somiglia un po’ alle nostre feste

Tra la fine di gennaio e la prima metà di febbraio, quando da noi i festeggiamenti per il Natale e l’anno nuovo non sono che un ricordo, i cinesi si apprestano a vivere il loro momento più importante, il Capodanno o Festa di Primavera.

In Cina lo scorrere del tempo è infatti scandito da un antichissimo calendario lunisolare che stabilisce che l’inizio dell’anno nuovo coincida con il secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno. Ogni anno quindi cade in una data diversa, ma compresa (per chi segue come noi il calendario gregoriano) nel periodo che va dal 21 gennaio al 19 febbraio.

Nel 2019 la fatidica data è il 5 febbraio, inoltre secondo l’astrologia cinese, entreremo nell’anno del maiale. Abbiamo pensato allora di partire alla scoperta della Cina e di questa antica tradizione lasciandoci però guidare da chi questo paese lo conosce bene. Abbiamo chiesto aiuto a Laura Rossi Brunori, interprete e traduttrice con un’esperienza decennale di vita e di lavoro in Cina, nonché curatrice di diversi nostri testi di cinese.

Laura, cosa succede in Cina durante il Capodanno?

Il Capodanno è una festa a cui i cinesi sono legatissimi. Rappresenta un po’ quello che per noi è il Natale, cioè un periodo da trascorrere in famiglia o comunque con le persone più care. Come da noi, in quei giorni non si esce di casa, ci si riposa e si sta insieme cucinando e mangiando i piatti tradizionali. Le scuole e le fabbriche sono chiuse, come anche molti negozi e altre attività commerciali, l’impressione generale è che per circa 15 giorni l’intero paese sia letteralmente “chiuso”.

A Capodanno i cinesi amano stare insieme alla famiglia, per questo chi vive lontano fa di tutto per tornare dai parenti. Poiché la Cina è grande e molto popolata, quello che succede nei giorni che precedono la festa ha davvero dell’incredibile: il paese diventa lo scenario della migrazione umana più grande del pianeta. Questo fenomeno ha un impatto culturale e sociale così forte da meritarsi anche un nome (春运, chūnyùn).

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Quali tradizioni del Capodanno ha conosciuto?

Molte, e ho notato subito tante somiglianze con le nostre tradizioni occidentali. Il colore della festa è il rosso, che si usa in tutte le decorazioni. Rosse sono anche le bustine di carta (红包, hóngbāo) che i nonni regalano ai nipoti: sono dei portafortuna e i soldi che contengono rappresentano l’abbondanza che i padri vogliono trasmettere ai figli.

 

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Altra tradizione irrinunciabile, che accomuna molto le tradizioni cinesi alle nostre, è quella di preparare e mangiare tutti insieme i piatti tradizionali. Nel nord non possono mancare i ravioli (饺子, jiǎozi), cucinati in infinite varianti regionali (o anche solo familiari) e anche il pesce e qui vale la pena farvi conoscere una piccola curiosità. Il carattere cinese per “pesce” (鱼, yú) è un omofono del carattere “abbondanza” (余, yú): in molte regioni cinesi amano portarlo in tavola all’inizio del nuovo anno perché lo considerano senz’altro un segno di buon augurio.

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Sulla porta di casa si usa poi esporre il carattere (fú) che vuol dire fortuna, felicità… capovolto! Infatti in cinese 倒 (dào, capovolto) è omofono di 到 (dào, arrivare), quindi il carattere “” a testa in giù equivale a dire “è arrivata la felicità”.

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Proprio come noi, infine, i cinesi hanno una grande passione per i fuochi artificiali. Da loro la tradizione è legata a una storia popolare, quella del terribile mostro Nián. Si racconta che proprio nel periodo del Capodanno si aggirasse famelico distruggendo i raccolti e divorando animali e persone. Quando si scoprì che il mostro temeva i rumori forti e il colore rosso, i cinesi, per spaventarlo e tenerlo lontano, impararono a creare chiassosi e spettacolari giochi pirotecnici, meglio se anche rossi.

Come si conclude il Capodanno cinese?

Tradizionalmente il periodo festivo si chiude nel quindicesimo giorno del mese lunare con la suggestiva festa delle lanterne. Poiché la Cina è un paese davvero enorme, anche qui le tradizioni variano, ma quelle che sono comuni in tutto il paese sono accendere e ammirare lanterne di tutti i tipi, guardare le danze del drago o del leone e mangiare 汤圆 (tāng yuán), deliziose polpettine di riso glutinoso (i cinesi hanno una pietanza speciale per ogni occasione!)

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Lei ha trascorso molti anni in Cina. Cosa può raccontarci dei cambiamenti che ne hanno segnato la storia negli ultimi anni?

Sì, ho vissuto in Cina in tutto circa 10 anni e ho potuto assistere in prima persona a una crescita economica strabiliante, trainata dalle grandi città della costa orientale e dal lavoro instancabile di un popolo industrioso e tenace.

Certo, la Cina ha un territorio molto vasto e al suo interno esistono grosse differenze in termini di sviluppo, ma la strada che è stata fatta in soli 20-30 anni in termini di sviluppo e di creazione di ricchezza e benessere è qualcosa di incredibile. Anche in questo caso, sorge spontanea l’analogia con quello che è stato il “miracolo italiano”.

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I grattacieli di Shanghai

Linguisticamente quante aree geografiche esistono?

Il 普通话, pǔtōnghuà o cinese mandarino è la lingua ufficiale e coincide grosso modo con la lingua parlata al Nord Est. Nel resto del paese quasi tutti lo parlano e lo capiscono, ma, come in Italia, esistono molti altri dialetti che non sono comprensibili per chi parla il pǔtōnghuà.

Un occidentale che voglia accostarsi alla cultura cinese deve scegliere senza alcun dubbio il mandarino, la lingua proposta dai corsi Assimil, perchè è quella che in Cina permette di essere compresi ovunque.

Ad ogni modo, voglio concludere con un consiglio a chi si avvicina allo studio del cinese: non fatevi intimorire dalle difficoltà che si presenteranno all’inizio del percorso di apprendimento, perché poche lingue saranno in grado di darvi le soddisfazioni e le opportunità che vi darà il cinese. Con il cinese avrete due assi nella manica: una lingua in più e una nuova prospettiva sul mondo.

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Giulia Zangerle

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