Il giapponese? Prima lo studi, poi lo vivi

Secondo Chiara Lazzarini, una full immersion in Giappone è necessaria per imparare davvero la lingua del Sol Levante

I modi per avvicinarsi a una nuova lingua sono diversi: chi ha tempo a disposizione seguirà un corso in aula, chi ne ha meno utilizzerà uno dei nostri corsi autodidattici e grazie al metodo intuitivo vedrà piano piano comporsi un favoloso puzzle di lettere, parole e suoni. Ma una volta acquisita una buona padronanza, per migliorare in modo decisivo il livello, il passaggio successivo è un periodo di pratica full immersion. Sicuramente è essenziale un soggiorno all’estero per entrare in contatto con la lingua e sentirla vivere nelle parole di chi la parla da sempre.

È questa l’esperienza di Chiara Lazzarini, studentessa di lingue con la passione per il giapponese, che è partita per la sua avventura grazie a Go! Go! Nihon, un’agenzia internazionale che semplifica tutte le procedure necessarie per chi desidera vivere e studiare in Giappone. 28 anni, Chiara è nata in una delle città più “orientali” d’Italia: Venezia, il luogo che ha aperto la strada ai primi viaggi della cultura occidentale verso l’estremo Oriente. Saranno state le gesta dei suoi antenati a guidarla? Questa è la sua testimonianza.

Chiara, com’è iniziata la tua love story con il Giappone?

È iniziata molto presto con gli anime e i manga che hanno riempito l’infanzia di chi era bambino negli anni ’80 e ’90 ed è cresciuta poi con l’interesse verso discipline come il judo e le arti marziali. Apprenderle significa anche andare a fondo nella filosofia che le sorregge. I maestri che ho avuto la fortuna di seguire mi hanno creato una vera e propria fascinazione per questo universo.

Studiare giapponese è stato quindi un percorso naturale…

L’interesse per quel mondo era molto vivo e allora ho scelto di studiare giapponese e coreano. Provenivo già da studi linguistici, al liceo avevo studiato spagnolo, tedesco e inglese. Avevo voglia di lanciarmi nelle lingue orientali e ho scelto di seguire il corso di Lingue, Culture e Società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea (Ex LICSAO, attuale LICSAAM) all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Per imparare bene il giapponese hai viaggiato molto. Quanto tempo hai vissuto in Giappone?

Per imparare davvero una lingua non si può fare a meno di vivere intensamente il posto in cui quella lingua si parla, quindi ho deciso di trasferirmi in Giappone per periodi più o meno lunghi. Posso dire al momento di averci trascorso in tutto circa due anni. L’ho fatto con l’aiuto di Go! Go! Nihon, un’agenzia internazionale che organizza viaggi studio per studenti europei in vari momenti dell’anno.

È stato un periodo intenso in cui ho cercato di cogliere il massimo dall’esperienza che avevo scelto di vivere. Quando ho dovuto scegliere dove abitare ho preferito da subito andare in famiglia perché, rispetto a un appartamento per conto mio o alla vita in studentato, mi avrebbe consentito di entrare in contatto diretto con la vita quotidiana delle persone del posto. Sono contentissima di questa scelta: con la mia “mamma giapponese” si è instaurato subito un ottimo rapporto, non fa che parlare di me e della sua esperienza come mamma internazionale!

Mentre ero lì poi ho realizzato un piccolo sogno: mi sono gettata nella mia passione per manga e anime lavorando per alcuni mesi da Mandarake, una catena di negozi specializzata in manga usati, anime, modellini, costumi, videogiochi per vecchie console, ecc.

In questo lungo periodo ti sarai sicuramente fatta un’idea tua del Giappone. Quali stereotipi sui giapponesi ci confermi e quali puoi sfatare?

I giapponesi non sono così anime addicted come immaginiamo. A Tokyo, che è la capitale di questo universo, si organizza un evento al mese e poi finisce lì. La febbre più alta è oggi in Occidente: in Italia c’è un evento a settimana, il che banalizza molto questa passione. Inoltre non aspettatevi di vedere cosplay in giro per le strade: se sei un turista lasciano correre, ma se sei giapponese ed esci mascherato, da un po’ di tempo a questa parte, rischi l’arresto!

Più in generale, parlando dei giapponesi e del loro carattere, posso sfatare la maldicenza che sia tutta gente falsa e ipocrita. Prima di partire in tanti mi dicevano di stare in guardia, ma tutte le volte che ne ho avuto bisogno i miei nuovi amici giapponesi mi hanno offerto un grande aiuto, una generosità che proprio non mi sarei aspettata.

Poi è vero che non è tutto rosa e “sakura”, come si vede nei cartoni. I giapponesi non sono così romantici e premurosi, anzi sono molto inclini al tradimento: posso dire che esiste una prassi abbastanza consolidata per cui le coppie, spinte da esigenze culturali, si sistemano, hanno figli e poi tollerano i tradimenti l’uno dell’altra, senza troppi drammi. Forse vale anche in tante culture occidentali, ma in Giappone l’ho visto succedere più spesso.

E tutte quelle storie sulla formalità e sulla pulizia?

Formalità da vendere! Hanno un forte senso del rispetto e questo si riflette anche nella lingua, usano addirittura tre diversi registri: un registro molto colloquiale che si usa in famiglia e con gli amici, un registro formale che si usa per rivolgersi con rispetto alle persone più grandi (anche di poco) e con cui non si è in confidenza e un registro superformale (che somiglia un po’ al nostro Voi) che si usa con persone che hanno un ruolo istituzionale. Ammetto che questa cosa mi ha messo spesso in difficoltà: in Giappone si usa un registro formale perfino a scuola per parlare con chi è anche solo una classe più avanti.

Anche quello della pulizia non è affatto un mito, le città giapponesi sono perfette, aggiungerei però… tranne il venerdì. I giapponesi lavorano tantissimo (altra grande verità!), non vanno a casa senza aver prima fatto tutto quello che c’era da fare. Ma quando poi inizia il weekend non li ferma nessuno e il venerdì notte è l’unico momento in cui per le strade è tutto sottosopra. Il sabato si dorme e la domenica si sta in famiglia.

Come ti sei approcciata allo studio della lingua, l’hai trovata difficile?

No problem con la grammatica, il vero problema per me sono stati i kanji. Il giapponese è una lingua ricca di omofoni e sfaccettature che descrivono l’intensità o il significato (ironico, gentile, sincero) che si vuole dare alla frase. Spesso è complicato dover scegliere tra un “mono” e un “koto” che, in fin dei conti, quando inizialmente ti approcci alla lingua vengono tradotti come “cosa”. A scuola seguimmo una lezione appositamente per capire questa differenza!

Ancora richiede tempo imparare a scrivere gli ideogrammi e ancora di più memorizzare tutti i loro composti, o ancora le varie letture.
Prendendo un esempio pratico → 出る legge “deru” (でる), uscire.
E tiene la stessa base base: “de”(で) in “dekakeru” 出かける(でかける).
Mentre si legge “shutsu” (シュツ) in “shuppatsu” 出発(しゅっぱつ, partenza.

Perché parlo di imparare a scrivere gli ideogrammi? Perché “portare” → “motsu” 持つ, se non si sta attenti può facilmente diventare → “matsu” 待つ che significa attendere. E “portare un pacco alla posta” e “attendere un pacco alla posta” anche in italiano hanno chiaramente due significati diversi.

Cosa consigli a chi è curioso di scoprire il Giappone e la sua lingua?

Il Giappone è un paese molto bello, per studiare, per lavorare ma anche solo da visitare. Le metropoli giapponesi sono piene di altissimi grattacieli che sorgono accanto a piccoli e antichissimi templi, testimoni di una cultura millenaria che ha alcuni punti di contatto con la nostra, ma che ha tanto altro da insegnarci.

Consiglio di iniziare a studiare il giapponese affidandosi a un buon corso in aula o a un corso di autoapprendimento del giapponese come quelli proposti da Assimil. Una volta apprese le basi, un soggiorno medio/lungo all’estero per praticare la lingua è necessario. Ma arrivare per la prima volta in Giappone totalmente in autonomia può essere un po’ straniante. Almeno per le prima volte è molto importante affidarsi a una struttura, come per me è stata Go! Go! Nihon, per avere indicazioni sul giusto percorso da seguire ed evitare brutte sorprese. Se invece sei interessato a un viaggio studio più breve per iniziare a conoscere il paese puoi affidarti a Studytrip.com.

日本語の勉強を楽しんでね!
Divertitevi a studiare il giapponese! Se non vi divertite ad apprendere una lingua, non la apprenderete mai appieno!

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RECENSIONI

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

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