Francesi vs italiani

Cosa ci avvicina e cosa ci allontana dalla cultura francese?

Qualche giorno fa vi abbiamo comunicato, non senza un pizzico di soddisfazione, l’uscita dell’edizione aggiornata del nostro Francese Senza Sforzo. Il nuovo testo, come tutti quelli che si aggiungono al nostro catalogo, è cresciuto e migliorato passando attraverso il lavoro sia minuzioso che creativo dei nostri curatori. Sono proprio loro che, grazie all’esperienza “sul campo” e alla competenza linguistica, ci aiutano ad adattare i testi e a renderli più vicini, interessanti e comprensibili per i nostri lettori.

Abbiamo pensato allora di dare la parola a chi ci ha aiutati in quest’ultima avventura. Francesca Melle, filologa, insegnante di francese e profonda conoscitrice di numerose lingue, ha curato per noi l’adattamento di diversi altri testi. Le abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa della gente e della lingua di Francia, un Paese che conosce molto bene, avendo vissuto per anni non solo nella grande capitale, ma anche in alcune regioni meno “cosmopolite” come l’Alvernia, nel centro sud, e la Franca Contea, al confine con la Svizzera.

Con l’aiuto di Francesca abbiamo provato a costruire un ritratto dei francesi e nel farlo abbiamo tenuto sempre a mente il confronto con la cultura italiana per capire cosa ci allontana e cosa ci avvicina a loro. Per praticità abbiamo diviso in macrotemi tutti i punti che nella nostra lunga chiacchierata sono emersi.

Latini vs germanici?

I francesi hanno un’identità nazionale risalente al Medioevo e parlano una lingua tra le più importanti al mondo per diffusione e influenza (non dimentichiamo che per secoli il francese è stato l’idioma delle élite europee, sia a livello politico che intellettuale, ed è tutt’oggi una delle lingue ufficiali o di lavoro di numerose istituzioni internazionali). Culturalmente i francesi fanno un po’ da ponte tra le popolazioni neolatine e quelle germaniche, ma le somiglianze con i popoli mediterranei sono più numerose. Del resto, che cos’è il francese se non una lingua romanza? Questa caratteristica non può non rispecchiarsi anche nel suo popolo. Ecco, per intenderci, il francese medio è sicuramente più simile a un italiano che a un tedesco o un inglese.

L’anfiteatro romano di Arles

Nazionalisti vs campanilisti?

Il celebre nazionalismo francese ha ragioni storiche: la Francia è un paese unito da molti secoli, che si riconosce in valori e ideali condivisi, vasto ma ipercentralizzato, con una capitale, Parigi, che da secoli rappresenta da sola la “francesità” nel mondo. Il resto del territorio si può considerare, sotto certi punti di vista, un’unica grande provincia. Al contrario, l’Italia, storicamente frammentata e divisa in Stati e staterelli, è fatta di tante piccole capitali con i loro territori: in altre parole, migliaia di campanili.

Tutto questo si nota anche dal fatto che in Francia il francese standard, grazie all’azione di politiche centralistiche molto pressanti, è decisamente omogeneo da nord a sud, pur con accenti e caratteristiche riconoscibili, mentre non poche parlate locali (i cosiddetti patois) sono in via di estinzione. Succede il contrario in Italia, dove invece le lingue regionali sono vivissime e anche l’italiano standard che si parla nelle varie zone risente molto della parlata locale.

Tutto questo culturalmente ha generato nei due paesi situazioni diverse. La Francia rispetto all’Italia è sicuramente una nazione più coesa e unita da secoli di storia comune. I francesi sono forse più nazionalisti in parte perché continuano a identificarsi in valori molto antichi e in parte perché sono stati “invogliati” a farlo. Per completezza di informazione, tuttavia, bisogna aggiungere che la grande provincia ancora oggi non perdona a Parigi il fatto di fagocitare il resto del Paese.

Gente “franca”

Al contrario di quello che normalmente si pensa, i francesi, proprio come gli italiani, si lamentano molto del loro Paese. Dopo aver parlato di nazionalismo, questo potrebbe suonare contraddittorio. Ma forse è proprio il forte senso di identificazione nei valori della Francia che porta la popolazione ad avere un profondo spirito critico nei confronti delle questioni politiche e sociali del Paese e ad esprimere lo scontento, spesso con veemenza, in tutti i modi possibili. I francesi, figli di una grande rivoluzione, tendono a conservare forte questo istinto a ribellarsi e a lottare per i loro valori e diritti. Non è un caso che quando in Francia si sciopera si fermi davvero tutto!

Il francese medio, del resto, è anche molto schietto e sincero, è uno che in pratica non le manda a dire. Forse da qui può derivare il noto cliché secondo cui i francesi si comportano male con i turisti. Non si perdono in false moine. Se ci si pone in maniera sbagliata, si otterrà una reazione “franca”. Se invece il comportamento è rispettoso, non è infrequente che si crei un ottimo rapporto: il francese diventa un amico per la vita sul quale si può contare.

Si ringrazia per l’immagine MAO: www.flickr.com/photos/askolizzato71/with/35705749731/

I nuovi francesi

Se si vuole tratteggiare un ritratto fedele della società francese contemporanea, l’immigrazione è un tema che non è possibile ignorare. In Francia, per via della lunga storia coloniale e di politiche specifiche volte all’inclusione, il grado di integrazione degli immigrati con il resto della popolazione è sempre stato alto. Proprio per questo i recenti episodi terroristici sono stati vissuti dai francesi con grande sconcerto. Nonostante le sacche di emarginazione che esistono da sempre, soprattutto in certe realtà periferiche, la maggior parte dei francesi, a scuola, al lavoro e in ogni situazione sociale, ha vissuto fianco a fianco con gente proveniente da qualsiasi parte del mondo. Impossibile trovare qualcuno che non abbia avuto in classe un bambino di un’altra etnia o un nonno o bisnonno nato in un altro paese, magari un italiano emigrato in Francia nel secolo scorso. Perlomeno nelle città, era una cosa naturale alla quale non si faceva troppo caso (benché siano sempre esistiti anche gli sfottò e i luoghi comuni a seconda della nazionalità degli immigrati). Per molto tempo, però, fatti violenti come quelli degli ultimi anni non si erano mai verificati.

Il terrorismo ha creato diffidenza e un altissimo senso di insicurezza. I parigini in particolare sono molto angosciati e preoccupati e l’incertezza sul futuro si è fatta sempre più strada. I francesi, che amano tanto dibattere sulle proprie questioni interne, si interrogano molto ma ancora non hanno compreso le ragioni di tutto questo. E ciò non fa che acuire il senso di impotenza e paura.

À table et à la maison !

Le abitudini quotidiane in Francia sono molto simili a quelle italiane e anche, in genere, gli orari di pranzo, cena e lavoro. Mangiare fuori non è sempre possibile per tutti (i ristoranti di Parigi sono abbastanza cari), ma i francesi amano molto la cucina, anche quella maison, “fatta in casa”. Spesso sono gli uomini a prendere l’iniziativa e a cimentarsi preparando piatti di cucina tradizionale, oppure, ancora più spesso, un piatto etnico, contaminati come sono da più tempo di noi dalle più varie tradizioni culinarie internazionali. Il pasto medio è in generale meno ricco di quello italiano, le portate sono meno numerose perché non esiste la distinzione fra primo e secondo: il piatto principale è di norma preceduto dagli antipasti e seguito dai formaggi e/o dai dessert. Una curiosità: c’è chi prepara la pasta come contorno!

Anche le case francesi sono molto simili a quelle italiane. Il grande assente nella maggior parte dei loro bagni è però il bidet. Si dice sia stato inventato proprio alla corte del Re Sole, ma oggi lo si ritrova in meno della metà delle abitazioni. Eppure la sua utilità e praticità è innegabile, soprattutto per noi donne! Le ragioni della sua assenza a volte hanno anche a che fare con la dimensione degli appartamenti. A Parigi, soprattutto nei quartieri più centrali dove la densità abitativa è molto alta, lo spazio è tiranno. Ma è di sicuro più facile trovare il bidet in Francia che non nel mondo germanico o anglosassone.

La raclette: piatto tipico francese

Una lingua preziosa

Per gli italiani studiare il francese non è così difficile. Ci è familiare, in tante cose suona simile alla nostra lingua e questo è certamente un vantaggio. Perché imparando il francese si accede a un patrimonio culturale davvero vasto, qualunque sia il campo di interessi. Per quanto riguarda i libri, in Francia l’offerta editoriale è amplissima e alla celebre letteratura del passato si affiancano ogni anno decine di migliaia di nuovi titoli. Questo succede perché i francesi amano leggere e scrivere più degli italiani. Li si vede molto spesso sulle panchine, sui mezzi pubblici, nei parchi parigini, tutti con un libro in mano.
E non è tutto. Come dicevo prima, oltre al francese standard in Francia esistono molte lingue e dialetti storici regionali che le forti politiche centralistiche hanno nei secoli quasi condannato all’estinzione. Per non citare che due esempi, il bretone, una lingua celtica dall’identità molto marcata, o l’occitano, l’antica langue d’oc dei trovatori medievali, che si parla invece al centro sud e in Provenza e che oggi, per la prima volta nella storia moderna, ha dato il nome a una regione, l’Occitania, grazie alla recente riforma delle regioni amministrative. A partire dal secondo dopoguerra, lo stato francese si è reso progressivamente conto del patrimonio costituito dagli idiomi regionali e di recente ha promosso iniziative per preservarli, nonostante l’unica lingua ufficiale resti il francese, simbolo dell’indivisibilità della nazione.
Ultimo ma non meno importante, il vivacissimo mondo dell’argot e degli altri gerghi popolari, vere e proprie fucine a getto continuo di modi di dire, espressioni colorite e vocaboli per ogni settore del linguaggio: un’espressività tutta da scoprire, anche attraverso i film, le canzoni o le serie TV.

Si ringrazia per l’immagine Luiz Filipe Carneiro Machado https://www.flickr.com/photos/luizfilipe/

La vie en rose?

Nonostante i grossi drammi degli ultimi anni, si può dire che per fortuna i francesi non abbiano perso l’abitudine di godersi la vita. Certo, il loro tenore di vita si è via via abbassato e così il potere d’acquisto: è successo un po’ quello che ha dovuto affrontare l’Italia, anche se da noi con esiti un po’ più gravi.

A differenza che in Italia, in Francia non è cambiata la vita nei quartieri, cioè il dinamismo espresso dalla vita cittadina. Se nelle grandi città italiane in molti casi il quartiere si spegne a causa dell’apertura dei grandi centri commerciali, in Francia le piccole botteghe cittadine, spesso gestite da famiglie di immigrati, al momento sono vive e vegete. Anche l’abitudine di uscire per mercatini, che i francesi hanno in comune con gli italiani, sembra sopravvivere senza problemi. I celebri bouquinistes sulle rive della Senna a Parigi, però, oggi soffrono anche loro la crisi e rischiano di diventare soltanto elementi tipici da immortalare nelle foto dei turisti…

I francesi in generale sono un popolo che continua a custodire il suo lato più sano e positivo. Frequentare caffè e bistrot dove fermarsi a bere, mangiare e chiacchierare è una delle abitudini più frequenti non solo a Parigi, ma in tutta la Francia. Difficile trovare un francese che si faccia pregare quando si tratta di uscire e divertirsi. Sono sempre pronti a faire la fête, ossia festeggiare in compagnia mangiando e bevendo. La loro sofisticata cucina e gli eccellenti vini, del resto, parlano da soli!

VIDEO
RECENSIONI

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Resta aggiornato sui temi e le curiosità legati al mondo delle lingue

I PIÙ LETTI