Caratteri di ferro

Alla scoperta di una lingua e di un alfabeto tra i più antichi e duraturi della storia

Nella cultura occidentale settembre è il nono e non il primo mese dell’anno, ma nel nostro immaginario rappresenta una sorta di “giro di boa”: segna infatti il termine della pausa estiva e l’inizio di un nuovo ciclo (scolastico, lavorativo, ecc.). Non a caso, nella cultura ebraica questo periodo è associato alle celebrazioni di Rosh haShanà, il capodanno, una festa che introduce ai dieci giorni penitenziali che precedono lo Yom Kippur (Giorno dell’Espiazione), durante i quali gli ebrei prendono coscienza del comportamento tenuto nell’anno precedente e chiedono perdono per i propri peccati.

Per questo abbiamo scelto proprio il 10 settembre, una delle due giornate in cui quest’anno si celebra l’inizio dellanno ebraico 5779, per riaprire le danze delle nostre novità editoriali e presentarvi un nuovo (e, ci auguriamo, atteso) materiale didattico, il Quaderno di scrittura per l’apprendimento dell’alfabeto ebraico.

L’attuale scrittura ebraica risale circa al V secolo a.C. e testimonia dunque una tradizione antica, fondata e perpetuata grazie al legame col testo biblico. Proveremo qui a ripercorrere le parti salienti di questa lunghissima storia insieme alla curatrice del Quaderno, la dottoressa Chiara Pilocane, ricercatrice, cultrice della materia all’Università di Torino, insegnante di ebraico biblico e direttrice dell’Archivio Ebraico Terracini di Torino, che ci aiuterà a fare anche una breve incursione nell’attualità dell’uso della lingua e del suo alfabeto.

Dottoressa Pilocane, buon Rosh haShanà!

Grazie! In realtà però la formula corretta è “Shanà Tovà”, che corrisponde al nostro “Buon anno” (…anzi, letteralmente “Anno buono”!). Questa festa è molto sentita sia nella diaspora sia in Israele. Dura due giorni e si caratterizza, oltre che per una speciale liturgia sinagogale, per l’usanza di organizzare in casa due cene rituali, la prima e la seconda sera di festa. Tradizionale è l’usanza di mangiare le mele con il miele, simbolo della dolcezza che si augura e ci si augura per l’anno che sta iniziando, e il melograno, che con i suoi molti semi evoca l’abbondanza e la fertilità. Tra i vari piatti che si servono durante le cene di Rosh haShanà, differenti nelle varie tradizioni, è una costante la presenza di un piatto che contenga come ingrediente la testa di un animale (o parte di essa), a simboleggiare il capo dell’anno. Solitamente viene portato in tavola anche un pane di forma tonda (Challà), a simboleggiare la “circolarità” dell’anno.

Torniamo al nostro tema, lalfabeto ebraico e la sua lingua. Quanto sono antichi e che origini hanno?

L’alfabeto ebraico che studiamo oggi non è il primo a essere stato usato per scrivere questa lingua: nato in ambiente arameofono (l’aramaico è una lingua “parente” dell’ebraico) ed entrato in uso per l’ebraico intorno al V secolo a.C., fu preceduto da altri caratteri, oggi in genere noti come “paleoebraici”, piuttosto differenti. Però, una volta affermatosi, non è sino ad oggi cambiato (riferendoci alle lettere quadrate, che potremmo definire comunemente “stampatello”).

Quanto alla lingua, l’ebraico antico come poi documentato nei testi biblici si formò verosimilmente verso il X secolo a. C. intorno a Gerusalemme e la sua prima attestazione scritta si trova nel libro dei Giudici, al capitolo V (IX secolo).

Con la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 587 a. C. la Giudea perse la sua indipendenza politica e l’ebraico, come lingua parlata, fu gradualmente sostituito dall’aramaico, lingua franca dell’impero babilonese (il che, come visto, determinò anche una sostituzione a livello grafico). L’ebraico restò in uso nella letteratura, religiosa ma non solo, e nella liturgia, un po’ come il latino nella Chiesa.

Il testo di una benedizione che si recita quando si indossa (solo gli uomini) il talled, lo scialle bianco per la preghiera.

Rinacque come lingua parlata nel Novecento, grazie alla dedizione e all’impegno dei primi ebrei trasferitisi in Palestina a seguito delle spinte ideologiche del Sionismo e, più a monte, dei movimenti culturali europei del XVIII e soprattutto XIX secolo.

Nel 1922 l’ebraico fu riconosciuto come lingua ufficiale dagli inglesi che all’epoca governavano la Palestina. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale e poi con il riconoscimento dello Stato di Israele da parte dell’ONU, il 4 maggio 1948 l’ebraico diventò la lingua ufficiale di Israele. L’afflusso dei migranti aumentò e nel 1949 si crearono gli ulpanim, scuole di ebraico per i nuovi arrivati.

Lebraico moderno è molto diverso dallebraico antico?

Per rispondere si deve fare, seppur molto brevemente, una considerazione preliminare.

Dell’ebraico biblico noi conosciamo solo la forma testuale consonantica: non sappiamo come fosse pronunciato in origine e quali fossero esattamente la sua grammatica e la sua sintassi. Le vocali, costituite da segnetti sopra e sottolineari, furono applicate soltanto negli ultimi secoli del primo millennio dopo Cristo e, allo stesso modo, solo allora fu studiata e ricostruita la grammatica dei testi raccolti nella Bibbia. Ciò significa che conosciamo molto poco la lingua originaria e che la forma che ha oggi l’Antico Testamento è frutto della sovrapposizione di una vocalizzazione (e dunque dell’applicazione di una forma grammaticale-sintattica) molto più tarda dei testi originali.

Oggi leggiamo questi testi applicando la pronuncia dell’ebraico moderno, o israeliano, cioè leggendo secondo la tradizione sefardita (gli ebrei di origine spagnola) medievale, ma questa è con ogni probabilità una lettura molto lontana da quella originaria.

Ciò detto, posto che non ci sono difformità di pronuncia visto che si applica ai testi antichi la pronuncia in uso oggi, si rilevano comunque svariate differenze, grammaticali e lessicali. A parte tutti gli ovvi prestiti di parole moderne, che non è stato possibile ricavare dai testi biblici (frigorifero, computer ecc.), ci sono differenze significative nel sistema verbale e nella costruzione sintattica. Nulla però che renda particolarmente ostica per un parlante l’ebraico moderno la comprensione dei libri biblici. Volendo fare un paragone con l’italiano, direi che l’ebraico moderno (o contemporaneo) si distingue dal biblico come l’italiano di oggi si differenzia da quello secentesco, ad esempio di Giovan Battista Marino.

Quanto è difficile per un italiano apprendere lalfabeto ebraico?

Pur non presentando particolari analogie con i caratteri dell’alfabeto greco e latino, la grafia ebraica è abbastanza semplice da memorizzare e i caratteri facili da tracciare per un italiano quanto, in generale, per un parlante occidentale. Certamente non presenta la complessità dell’alfabeto giapponese, arabo o cinese.

Questo è dovuto anche al fatto che l’alfabeto ebraico comprende in totale un numero limitato di caratteri, 22, come detto, solo consonanti (che diventano 26 se contiamo come doppi alcuni caratteri che si pronunciano diversamente se scritti con o senza puntino all’interno).

Quanta curiosità c’è in Italia per questa lingua e il suo alfabeto?

L’ebraico, in particolare quello biblico, affascina molte persone di età e interessi vari: conoscere la grafia (soprattutto la quadrata) e la lingua ebraica permette di leggere l’Antico Testamento in lingua originale e questo è uno dei motivi principali per cui la maggior parte degli appassionati decide di accostarsi a questo antico codice. Una padronanza anche modesta della lingua e della scrittura ebraica è del resto utile anche per quanti, pur senza voler leggere l’Antico Testamento in ebraico, si interessano di teologia e spiritualità cristiana (con i suoi molti rimandi a parole ebraiche e alle relative etimologie) e più in genere alle tradizioni culturali dell’Europa occidentale.

Particolare della sinagoga di Ulm

Perché in generale ci si accosta alla conoscenza dellebraico?

L’ebraico è una lingua di nicchia, è studiato principalmente per interesse personale, sia per soddisfare le curiosità di cui si parlava prima, sia da chi desidera andare a vivere in Israele.

Perché farlo? Quante cose interessanti si scoprono apprendendo la grafia e la lingua ebraica?

La cultura occidentale affonda parte delle sue radici nella cultura ebraico-cristiana (oltre che in quella greca classica, ovviamente): chi ha la fortuna di accostarsi all’ebraico può comprendere meglio il significato e le origini di tutta una serie di credenze e tradizioni.

Al di là del fatto che la grafia ebraica è indispensabile per la lettura della lingua, c’è un altro elemento che ha suscitato sempre molto interesse negli appassionati della materia. Ciascuna delle 22 consonanti è tradizionalmente legata a un valore numerico che consente di attribuire, a sua volta, un valore numerico alle parole (derivato evidentemente dalla somma delle consonanti che le compongono) e creare così associazioni fra diverse parole con identico valore numerico: questo esercizio è diventato nella cultura ebraica una vera e propria scienza, la ghematrià (dal greco geometria), sulla base della quale si sono sviluppate interpretazioni teologiche e mistiche delle più varie.

Questa e tante altre curiosità culturali sono approfondite nella parte introduttiva del Quaderno appena pubblicato e che vi invito a scoprire.

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RECENSIONI

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

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