Il bello di saper scrivere in cirillico (p.te II)

Il nuovo Quaderno di scrittura cirillica ci ha portati a esplorare storia e attualità di uno degli alfabeti più diffusi al mondo

Riprendiamo la nostra intervista alla prof.ssa Elena Treu, docente di lingua russa presso l’Università degli studi di Bergamo  e l’Associazione culturale Italia-Russia della stessa città, per approfondire alcuni aspetti relativi alla diffusione dell’alfabeto cirillico nel mondo e a come ci si deve accostare a questo alfabeto per un suo apprendimento ottimale.

 

Prof. Treu, l’alfabeto cirillico presso i profani suscita una certa curiosità, commista talora a una certa diffidenza dovuta al fatto che viene percepito come ostico. Quanto risulta fondata questa percezione?

L’alfabeto cirillico, come ho precedentemente specificato, è basato fondamentalmente sull’alfabeto greco e proprio per questo presenta in realtà molte lettere per noi facilmente riconoscibili sia perché identiche alle lettere dell’alfabeto latino (che si basa anch’esso a sua volta su quello greco, ad esempio: A, K, M, O, T) sia perché, anche se non sono rintracciabili nel nostro alfabeto, ci risultano lettere comunque familiari per il loro uso in formule scientifiche correnti apprese sui banchi di scuola (ad esempio: Γ,  il gamma greco, o Π, il pi greco). Praticamente, bisogna prestare una certa attenzione “solo” a quelle lettere che hanno la stessa forma delle lettere latine, ma con valore fonetico differente (essendo, però, simili per forma e suono alle lettere greche, anche in questo caso la conoscenza di formule scientifiche o eventuali studi classici sono di grande aiuto, ad esempio: P [r], C [s]). Infine, vanno ben memorizzate a parte quelle poche lettere non direttamente riconducibili per forma all’alfabeto greco o latino (ad esempio: Ж [ž], Ш [š] – in particolare, quest’ultima lettera, che indica uno specifico suono slavo, è stata mutuata dall’alfabeto glagolitico, a sua volta presa a prestito dall’alfabeto ebraico che prevede infatti un suono analogo: è la šin, שׁ). La pratica dimostra, confermando queste considerazioni oggettive, che l’apprendimento del cirillico è fattibile in poco tempo e senza grandi sforzi!

Lettere dell’alfabeto cirillico antico prese a prestito dall’alfabeto greco

Infine, non deve spaventare il maggior numero delle lettere dell’alfabeto cirillico, che consta di 33 lettere, ovvero ben 12 lettere in più rispetto alle 21 lettere tradizionali del nostro alfabeto. Ciò è dovuto al fatto che in cirillico c’è una maggiore corrispondenza tra grafema (segno scritto) e fonema (suono). Se in italiano, ad esempio, con due sole lettere, la s e la c, rappresentiamo cinque suoni ben distinti (come, ad esempio, nelle parole: sole, rosa, cane, cena, scena), in cirillico in questo caso si hanno invece cinque lettere differenti per ciascuno di questi cinque suoni distinti. È un vantaggio non da poco per una corretta lettura! Questo non significa che il russo si legga come si scrive; anche in russo ci sono precise regole di pronuncia da applicare. Con ciò voglio solo far riflettere sul fatto che, in generale, maggiore è il numero di lettere con cui si trascrive una lingua e minori sono le regole per una sua corretta pronuncia. È una cosa da non sottovalutare e da apprezzare nei suoi risvolti pratici, specie nella fase iniziale di apprendimento di una nuova lingua.

 

Tutti i Paesi slavi hanno adottato l’alfabeto cirillico? Quanto è diffuso nel mondo? Ci sono delle lingue non slave che si scrivono in cirillico?

Non tutti i Paesi slavi hanno adottato l’alfabeto cirillico, avendo alcuni optato invece per l’alfabeto latino. Ricollegandoci agli eventi storici rievocati a inizio intervista, le ragioni per cui alcune popolazioni slave adottarono l’alfabeto latino oppure l’alfabeto cirillico sono di ordine politico-religioso. In particolare, le popolazioni slave occidentali gravitanti nella sfera di preponderante influenza romano-germanica adottarono l’alfabeto latino e finirono per abbracciare il cattolicesimo, mentre le popolazioni slave meridionali e orientali, più soggette al diretto influsso di Bisanzio, adottarono l’alfabeto cirillico, divenuto espressione dell’ortodossia. Da un lato, si hanno quindi lingue slave trascritte utilizzando l’alfabeto latino, adattato però alle esigenze fonetiche specifiche delle singole lingue (ad esempio: polacco, ceco, slovacco – tra le lingue slave occidentali) e, dall’altro, lingue slave trascritte con l’alfabeto cirillico, pure con adattamenti locali (russo, bielorusso, ucraino – per le lingue slave orientali; macedone, bulgaro – tra le lingue slave meridionali). Lo sloveno, pur essendo una lingua slava meridionale, è parlato da una popolazione di fede cattolica e quindi è scritto in caratteri latini. Infine, è curioso il caso del croato e del serbo: si tratta fondamentalmente della stessa lingua, classificata come lingua slava meridionale, ma i croati (cattolici) utilizzano l’alfabeto latino, mentre i serbi (ortodossi) si avvalgono di quello cirillico. Un po’ come accade per l’hindi e l’urdu: si tratta fondamentalmente della stessa lingua ma, per motivazioni anche in questo caso politico-religiose, la prima si scrive in caratteri devanagari e la seconda in caratteri arabi.

In seguito alla politica di sovietizzazione forzata, a partire dalla fine degli anni Trenta / inizio degli anni Quaranta del secolo scorso, l’alfabeto cirillico (con i dovuti adattamenti) fu imposto da Stalin per trascrivere la propria lingua anche a popolazioni etnolinguisticamente non slave, ma che rientravano nella variegata compagine delle repubbliche dell’Unione Sovietica – è il caso, ad esempio, delle popolazioni delle repubbliche asiatiche di lingua turcica e religione musulmana che un tempo scrivevano in caratteri arabi o latini. Dopo il crollo dell’URSS, però, alcune di queste repubbliche per ragioni politico-economiche, ovvero in segno di emancipazione dalla Russia e per essere più competitive sul mercato globale e nel mondo del web, hanno preferito adottare l’alfabeto latino (Turkmenistan, Uzbekistan), altre sono in fase di transizione (Kazakistan), altre sono invece rimaste fedeli al cirillico (Kirghizistan e Tagikistan).

Il cirillico, sempre con varianti locali, è inoltre tuttora utilizzato per trascrivere la propria lingua anche dalla maggior parte delle popolazioni non slave (turciche, caucasiche, ugrofinniche, mongoliche ecc.) che risiedono nelle 22 repubbliche autonome all’interno del vasto territorio della Federazione Russa (Abkhazia, Baschiria, Buriazia, Calmucchia, Cecenia, Ciuvascia, Daghestan, Udmurtia ecc.). Per dare l’idea della complessità del problema, nella scelta di un alfabeto, riguardo a certe specifiche realtà linguistiche, faccio notare che il tataro del Tatarstan (repubblica autonoma appartenente alla Federazione Russa) attualmente è scritto in caratteri cirillici, mentre la lingua dei tatari di Crimea (dal 2014 facente anch’essa parte della Federazione Russa) si scrive in caratteri latini e la lingua dei tatari confinati in Cina si esprime invece in caratteri arabi! Un’altra curiosità: non tutti sanno che persino il mongolo, per ragioni storico-politiche (la Mongolia sarebbe dovuta divenire, infatti, la sedicesima repubblica dell’URSS), a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso e fino ad oggi (!) si scrive con l’alfabeto cirillico russo al quale sono state aggiunte due sole lettere.

L’alfabeto cirillico è diffuso su un vastissimo territorio che va dall’Europa dell’Est fino a Vladivostok. Anche dopo il crollo dell’URSS è tuttora utilizzato per scrivere una moltitudine di lingue tra loro molto diversificate (slave, caucasiche, ugrofinniche, turciche, mongoliche ecc.).

 

L’apprendimento di una lingua slava che utilizza l’alfabeto latino, come ad esempio il polacco o il ceco, non sarebbe per noi meno ostico rispetto all’apprendimento di una lingua slava scritta con caratteri cirillici?

Lasciando da parte le differenti difficoltà sul piano sintattico-grammaticale (connesse cioè alla struttura in sé di una lingua) che si riscontrano nell’apprendimento di una lingua slava appartenente a un certo ceppo piuttosto che a un altro – il che ci porterebbe troppo lontano (sulle specifiche difficoltà di apprendimento del russo rimando a una precedente intervista) –, mi limito qui a considerazioni relative solo all’apprendimento di un alfabeto latino adattato, con cui si trascrivono fondamentalmente le lingue slave occidentali (come, ad esempio, il polacco o il ceco). Avendo l’alfabeto latino un repertorio di lettere decisamente inferiore, rispetto all’alfabeto cirillico, accade che le lingue slave che utilizzano l’alfabeto latino (e che hanno, tra l’altro, un repertorio di suoni alquanto ricco) devono ricorrere a complesse notazioni grafiche supplementari (detti segni diacritici) con cui modificare le lettere latine per poter rappresentare tutta la vasta gamma dei suoni contemplati nella propria lingua. Ecco, allora, spuntare sopra le lettere latine degli accenti acuti e circonflessi, cerchietti, punti e “pipette” oppure, sotto le lettere, delle cediglie e, ancora, accanto alle lettere degli apostrofi o lettere tagliate da un trattino, infine digrammi e persino trigrammi (considerati come singole lettere). In ceco e in polacco, ad esempio, applicando questo sistema alquanto macchinoso si passa da una ventina di lettere latine di base a oltre quaranta! Tutto ciò, come si può ben immaginare, comporta un’ortografia alquanto arzigogolata nella quale è assai arduo districarsi anche per gli stessi madrelingua – figuriamoci, allora, quanto possa essere scoraggiante per uno straniero alle prime armi con quella lingua!

I 42 caratteri (compreso 1 digramma) dell’alfabeto ceco su base latina


I 43 caratteri (compresi 7 digrammi e 1 trigramma) dell’alfabeto polacco su base latina

 

L’alfabeto cirillico, invece, ha il grande vantaggio di possedere un repertorio di lettere già in partenza più ricco (33 grafemi base) – a seconda delle lingue slave che lo utilizzano, anche il cirillico può presentare delle lettere adattate, ma sono in genere in numero inferiore, rispetto alle lettere latine adattate; oppure può presentare dei grafemi in più, ma sono in genere graficamente ben distinti dalle altre lettere. In particolare, l’alfabeto cirillico russo (va specificato che la lingua russa ha, inoltre, il vantaggio di avere un repertorio di suoni meno ricco rispetto alle altre lingue slave) non prevede né accenti né segni diacritici di altra natura, per cui ha una ortografia decisamente più semplice, sia rispetto alle lingue che utilizzano l’alfabeto latino – siano esse slave (ad es., polacco, ceco, croato) o siano esse altre lingue europee non slave (ad es., francese, spagnolo) –, sia rispetto alle lingue che utilizzano varianti di cirillico –  siano esse slave (ad es., serbo, ucraino) o siano esse non slave (ad es., tagiko, tataro, mongolo). Nel cirillico russo gli unici segni supplementari riguardano i due punti (peraltro non sempre obbligatori) sulla lettera Ë [jo] per distinguerla dalla E [je] e il segno  ̆ per differenziare la Й [j] (“i” breve) dalla И [i].

È curioso a questo punto ricordare che dopo la Rivoluzione del 1917, al fine di accelerare il processo di internazionalizzazione del socialismo, l’allora commissario del popolo all’istruzione Anatolij Lunačarskij istituì una commissione apposita incaricata di progettare per la lingua russa il passaggio dall’alfabeto cirillico (bollato come odioso anacronismo ortodosso, zarista e borghese) a quello latino (ritenuto più internazionale), nella convinzione che in tal modo il russo si sarebbe diffuso più in fretta a livello globale tra “i proletari di tutto il mondo”. Nel 1930, però, il Politburo capeggiato da Stalin pose il suo veto categorico su ogni ulteriore progetto di latinizzazione della lingua russa, che in tal modo ha potuto rimanere fino ad oggi fedele all’alfabeto cirillico. E, verrebbe da aggiungere, data la maggiore precisione e praticità del cirillico nella rappresentazione dei suoni di una lingua slava, speriamo che lo sia ancora per molto!

 

Quale luogo può considerarsi per eccellenza “custode” della scrittura e della cultura slava?

Dopo quanto si è detto, a inizo intervista, riguardo alle alterne vicende connesse alla figura dei due fratelli tessalonicesi e al destino dell’alfabeto e della lingua di cui si fecero autori e fautori, è indubbiamente la Bulgaria di re Boris, prima, e dello zar Simeone il Grande, poi, a ereditare il testimone e a essersi resa paladina a oltranza della cultura slava, specie ortodossa.
In particolare, è la cittadina macedone di Ochrida – all’epoca importante città del regno di Bulgaria e dal 990 al 1015, sotto lo zar Samuele, capitale dell’Impero bulgaro – da ritenersi per antonomasia eccelsa custode di questa imponente eredità culturale e nota nel Medioevo come la Gerusalemme slava. Nel locale Monastero di San Pantaleone nel 893 proprio Clemente, allievo di Cirillo e Metodio e primo vescovo di lingua bulgara, fondò una delle più antiche università del mondo slavo, nonché di tutta Europa, e qui istruì i suoi primi discepoli iniziandoli all’alfabeto propriamente cirillico da lui personalmente messo a punto. Nel 1979 l’intera cittadina di Ochrida, data la sua importanza per lo sviluppo della cultura e civiltà europea, e non solo panslava, è stata proclamata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.
Per amor di verità e completezza, va infine menzionata anche la scuola letteraria di Preslav (Bulgaria) in cui operò l’altro allievo di Cirillo e Metodio, Costantino, che si ritiene aver perfezionato ulteriormente l’alfabeto cirillico.

Ochrida, Monastero di San Pantaleone

 

Che ruolo ha la scrittura a mano nell’apprendimento dell’alfabeto cirillico?

Va innanzitutto specificato che lo scrivere a mano una qualsiasi lingua (a partire dalla propria lingua madre), e soprattutto lo scrivere a mano in corsivo, che comporta un flusso per lo più continuo della scrittura (rispetto allo scrivere in stampatello, in cui le lettere restano invece slegate tra loro), è un’attività di fondamentale importanza per l’apprendimento e lo sviluppo  cognitivo generale dell’essere umano, un’attività da impostare in modo corretto sin dalla tenera età, da coltivare con costanza in età scolare e che non andrebbe in alcun modo abbandonata in età adulta. Purtroppo, nel mondo occidentale per la comunicazione scritta si preferisce ricorrere ormai (quasi) esclusivamente a dispositivi digitali, prediligendo tastiere più o meno virtuali (magari avvalendosi anche di un correttore ortografico automatico!). In realtà, è ormai scientificamente dimostrato che lo sforzo e la pratica costante dello scrivere a mano e specificamente in corsivo stimola il cervello, coordinandone diverse aree e attivando importanti processi cognitivi (non attivabili altrimenti!), favorisce l’ordine mentale e l’equilibrio / coordinamento psicomotorio, aumenta l’attenzione e la concentrazione, favorisce la capacità di sintesi, aiuta la rielaborazione personale delle informazioni e quindi la memorizzazione (aspetti, ovviamente, tutti fondamentali nell’apprendimento di una nuova lingua)… tiene, insomma, lontano lo spauracchio di malattie neurodegenerative che non a caso affliggono il mondo moderno eccessivamente tecnologizzato!

In Russia, invece e per fortuna, la scrittura corsiva a mano è pratica più diffusa, e apprezzata, ed è una materia insegnata tuttora con particolare attenzione nella scuola dell’obbligo. È bene, dunque, familiarizzarsi con essa sia per usarla in modo attivo, per gli indubbi immediati e duraturi benefici sopra esposti, sia per saperla almeno riconoscere – avendo il corsivo un tracciato più elegante e ornamentale, viene infatti spesso utilizzato nelle insegne di negozi, nelle testate di giornali e riviste, nei menù, in volantini pubblicitari, in biglietti di auguri prestampati ecc.

Personalmente, tra il serio e il faceto, metto sempre in guardia i miei studenti contro la sindrome della cosiddetta demenza digitale, analizzata a fondo e ben documentata dal noto neuropsichiatra tedesco Manfred Spitzer. In aula, nonché nello svolgimento dei compiti per casa, pretendo sempre che gli studenti prendano appunti e scrivano il più possibile a mano e in corsivo, pur non demonizzando del tutto, ovviamente, l’uso della tastiera (latina e cirillica) – sono due forme di scrittura assolutamente differenti e vanno indubbiamente coltivate entrambe, ma nella fase iniziale di apprendimento di una lingua va senz’altro privilegiata la prima modalità, per tutti i vantaggi sopra specificati, e comunque l’acquisizione dell’abilità relativa alla scrittura corsiva a mano, in una qualsiasi lingua, deve sempre precedere cronologicamente quella relativa al saper digitare le lettere di quella lingua su una tastiera.
Mentre nel nord Europa (Finlandia) sono state, ahimè, di recente varate leggi “progressiste” che addirittura aboliscono l’apprendimento del corsivo per la propria lingua madre, negli USA invece, in seguito ad analoghi provvedimenti “all’avanguardia” applicati da un decennio e di cui si stanno raccogliendo solo ora i frutti deleteri, con l’incremento notevole di casi di scolari con seri disturbi nell’apprendimento, si sta col senno di poi invertendo la direzione di marcia.

Nell’attesa, dunque, che i grossi colossi tecnologici corrano ai ripari diffondendo l’uso dello stilo su smartphone e tablet, quale occasione migliore di riappropriarsi di questa sana abitudine in disuso se non quella fornita dall’apprendimento di una lingua nuova, specie se utilizza un alfabeto differente dal nostro, come il russo?

Infine, vorrei concludere con un antico detto russo, che sia di buon auspicio affinché l’impegno che sarà profuso da qualche neofita alle prese con il cirillico non sia vano:

Если хочешь познать истину, начни с азбуки!
Se vuoi conoscere a fondo la verità, incomincia dall’alfabeto!

Alfabeto cirillico russo moderno corsivo manoscritto

 

Per interessanti puntualizzazioni e curiosità storiche sulla nascita e l’evoluzione del primo alfabeto slavo, leggi anche la prima parte della nostra intervista alla prof.ssa Elena Treu.

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l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

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