Tutti insieme a lezione di minionese

Tante lingue per una sola cattivissima lingua

Nella sfera dell’entertainment è uso ricorrente creare personaggi che parlano una lingua inventata. Ci basti pensare al cartone animato Pingu, a Star Trek per tv e cinema, fino ad arrivare al gaming con The Sims. Generalmente questi linguaggi di fantasia, essendo spesso poco comprensibili, devono essere accompagnati da gesti e/o sottotitoli per aiutare lo spettatore a recepirne il significato. Pensiamo invece al film d’animazione Cattivissimo Me e ai suoi protagonisti, i minions, gli adorabili omini gialli in salopette. Quando i minions parlano non ci sono sottotitoli, ma riusciamo a capire lo stesso tutto quello che dicono.

Partiamo proprio dal loro nome: la parola “minion” ci riconduce facilmente al dolce ricordo dei pasticcini mignon; se pensiamo che i minions sono esserini gialli, tondi e bassi l’associazione a qualcosa di piccolo e grazioso è immediata, come fosse un dolcetto al limone! La parola “minion” in realtà deriva dal francese mignon, che in argot si usa con il significato di “scagnozzo” o “lacché”: esattamente quello che i minions sono nel film per il cattivissimo Gru: piccoli scagnozzi che lo aiutano nelle sue imprese da super cattivo.

Passando alla lingua usata dai minions, a differenza di quella inventata per Pingu, del linguaggio klingon in Star Trek o della lingua Na’Vi in Avatar, il minionese non è per nulla una lingua “aliena”, ma è frutto di un accurato puzzle di parole derivanti da tutte le lingue del mondo.

La prima cosa che viene da dire guardando Cattivissimo Me è: “I minions non hanno bisogno di esser tradotti!”. La lingua dei minions è in effetti un mix di onomatopee e parole appartenenti alle diverse lingue del mondo, scelte tra quelle più buffe e divertenti, che rende questo linguaggio onnicomprensibile.

In un interessante articolo su mentalfloss (http://mentalfloss.com/article/66595/subtle-genius-minionese) viene spiegato come il linguaggio dei minions sia molto simile a quello dei bambini. Gli omini gialli fanno un forte uso delle occlusive bilabiali p e b (le prime consonanti utilizzate dai bambini quando imparano a parlare) o di parole strutturate con sequenza consonante/vocale (per i bambini pa-pa, ma-ma e nel caso dei minions ba-na-na, po-ta-to e così via).

Questo è uno dei motivi per cui il loro linguaggio risulta così gradevole all’ascolto, tenero e soprattutto facile da identificare. Il significato delle parole non è direttamente associato alla loro semantica, bensì al contesto, al suono e al modo nel quale vengono pronunciate. Banana, comune a moltissime lingue, l’italiano gelato e l’inglese potato vengono utilizzate quando i minions hanno fame, mentre l’espressione spagnola para tù viene usata per indicare un’azione che i minions compiono per qualcuno.

Molto frequente è l’uso di parole che hanno un suono simile al termine originale e che portano lo spettatore ad associarlo a un’azione, come per esempio Po-ka? ovvero Cosa?, Poopaye che significa Goodbye e Tank Yu che è chiaramente grazie in inglese.

Altro aspetto interessante di questo linguaggio è la fusione di parole di lingue diverse. Un esempio su tutti è la parola Papoy che è l’unione di papuche, dal francese peluche, e toy, giocattolo in inglese; i minions infatti usano Papoy per parlare di un pupazzo a forma di unicorno.

Andiamo oltreoceano, con la lingua giapponese da cui è ripresa la parola Kanpai (il nostro cin cin), che viene usata in occasione di festeggiamenti, passando per il coreano con hana, dul, sae (ossia uno, due, tre) che i minions usano per contare, fino ad arrivare nelle Filippine con Pwedena? che significa possiamo iniziare?

Noi abbiamo iniziato… e abbiamo anche finito, ma speriamo che anche questa specialissima lezione di lingue vi abbia incuriosito… Tank Yu e Poopaye a tutti!

VIDEO
RECENSIONI

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

Alessandro Zangrilli

Sono un “assimilista” di vecchia data e ancora ricordo il tempo, nemmeno troppo lontano, in cui per chi volesse imparare una lingua diversa dalle solite (inglese, francese, tedesco e spagnolo) c’era solo Assimil che a Roma trovavo alla Feltrinelli di P.zza della Repubblica. Oggi con Internet sembra tutto più accessibile ma, a mio avviso, i corsi Assimil rimangono ancora ineguagliabili…

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