L’Inglese per vivere e lavorare in UK

Per chi sogna di vivere e lavorare in UK, alcuni consigli per familiarizzare con gli aspetti più quotidiani della lingua

Nell’ultimo decennio tantissimi giovani (e meno giovani) italiani hanno deciso di trasferirsi Oltremanica alla ricerca di un’opportunità di lavoro e trovare una via per superare la stagnante situazione occupazionale nel nostro Paese. La scelta privilegiata è ovviamente Londra che, secondo i dati forniti dal Consolato, con circa mezzo milione di persone (residenti e non) sta diventando la quinta città italiana dopo Roma, Milano, Torino e Napoli. E Brexit non sembra aver scoraggiato il flusso di nuovi arrivi verso l’isola.

Chi continua a coltivare il sogno di vivere e lavorare a Londra, o in qualsiasi altra regione del Regno Unito, saprà già che per guadare la Manica è essenziale conoscere bene la lingua. Oltre a consigliarvi di scegliere tra i nostri corsi quello più adatto al vostro livello di partenza, vi proponiamo qui di seguito un breve vademecum per affrontare piccole grandi difficoltà linguistiche iniziali.

Trovare casa in Gran Bretagna

Se avete intenzione di trasferirvi come prima cosa dovrete cercare di affittare o acquistare un alloggio. Dovrete prendere confidenza con le peculiarità del mercato immobiliare britannico, ma anche con i termini tipici degli annunci che compaiono sui giornali, sulle riviste immobiliari e sui siti Internet specializzati, annunci in genere molto stringati e in cui si tralasciano articoli, verbi ausiliari ecc.

A volte l’affitto è mensile (£900 p.c.m., per calendar month), ma più spesso settimanale (£142 p.w., per week) e nella maggior parte dei casi non comprende la fornitura di acqua, luce e gas (plus bills, più spese); talvolta dovrete anche pagare le imposte locali sugli immobili (council tax). Chi inserisce l’annuncio dirà tutto il bene possibile del proprio appartamento, ma in modo molto sintetico, dunque conoscere alcune espressioni o abbreviazioni vi può essere molto utile: all mod cons (modern conveniences), tutti i comfort. L’abitazione può essere close to all amenities, vicina a tutti i servizi, o a due passi dai negozi, da una stazione della metropolitana ecc. (within walking distance of…).

C’è anche chi è molto esigente per quanto riguarda l’inquilino (o i coinquilini) che a seconda dei casi dovrà essere non-smoker, non fumatore, young professional, giovane professionista, ecc. oppure tidy, ordinato, easy-going, tranquillo o con GSOH (good sense of humor), senso dell’umorismo. Chi invece vuole acquistare una casa può comprarla freehold, diventando proprietario del suolo su cui l’abitazione è stata costruita, o semplicemente leasehold: in tal caso si diventa proprietari dei muri, ma non del suolo, che si può affittare per un periodo che può arrivare a 99 anni.

Trovare lavoro in Gran Bretagna

È importante saper decifrare gli annunci che compaiono nella rubrica Situations Vacant, Offerte di lavoro. Vediamo innanzitutto la retribuzione. Tra wage e salary c’è più o meno la differenza che passa in italiano tra salario e stipendio (attenti quindi a non confondere salary con salario!): in linea di massima wages (che di solito va al plurale) indica una retribuzione oraria, quotidiana o settimanale per chi svolge lavori manuali.

Per parlare di minimo salariale si usa il termine al singolare: minimum wage; hourly wage, retribuzione oraria. Quanto a salary, si tratta invece della retribuzione di chi svolge un lavoro di concetto ed è in genere su base mensile o trimestrale (altre espressioni come remuneration o compensation si riferiscono ai dirigenti). Così a wage earner è un salariato e a salary earner è uno stipendiato, mentre earnings sono gli utili, il reddito.

Come avrete intuito, i britannici e americani usano di rado la base mensile come riferimento per lo stipendio. L’importo in cifre della retribuzione può essere espresso su base settimanale (£856 p.w. o per week) oppure su base annuale (£289,500 p.a. o per annum). 

Tra le altre abbreviazioni frequenti, citiamo k (o K) per migliaia (£289K p.a.), c per cent negli USA e p per penny nel Regno Unito. Una parola familiare per noi, circa, ha lo stesso significato in inglese (circa £850 p.w.) mentre £neg vuol dire che il compenso è negotiable, trattabile. Quanto a £excellent, non c’è bisogno di tradurlo… Se il lavoro prevede funzioni di vendita, è bene sapere che OTE sta per on-target-earnings e indica i premi sulle vendite (ovvero le commissioni sui guadagni realizzati). In Gran Bretagna, in sede di assunzione si presta molta attenzione alla discriminazione per qualsiasi motivo: molti datori di lavoro soprattutto nel settore pubblico, affermano espressamente nei loro annunci di applicare il principio di non discriminazione con la formula We welcome applications from all sections of the community, accogliamo candidature da tutte le componenti della comunità.

Piccole regole di relazione

Ogni Paese ha regole non scritte circa le relazioni interpersonali che investono inevitabilmente anche la sfera linguistica. Come ci si rivolge a un uomo o a una donna in inglese, specialmente in quegli ambiti in cui la discriminazione è tabù? In effetti può rivelarsi un problema un po’ complicato.

Nelle lettere si fa naturalmente distinzione tra Sir e Mr (mister) per gli uomini tra Madam e Mrs (mistress, missus o missis) per le donne. Mr e Mrs non si usano mai da soli all’inizio di una missiva: Dear Mr Carlin o Dear Sir (non si scrive mai “Dear Mister“); Dear Mister Carlin o Dear Madam. Ci si può rivolgere a una signorina chiamandola Miss se si è sicuri che non è sposata (Dear Miss Carlin o Dear Miss).

Tuttavia far distinzione tra una donna sposata e una nubile può essere considerato una forma di discriminazione, perciò in ambito pubblico (amministrazione, comunicazioni ufficiali ecc.) Mrs e Miss vengono sostituiti da Ms, titolo che deve essere seguito solo dal cognome.

Ad ogni  modo, sir, madam e miss sono molto formali e gli anglofoni tendono ometterli nelle espressioni relazionali quotidiane: il commesso di un negozio dirà piuttosto Good morning anziché Good morning sir (o madam).

Questa mancanza di formalità si manifesta pure nella tendenza (che per alcuni può risultare sconcertante) a rivolgersi anche a estranei o in ambito aziendale usando il nome di battesimo. Questa tendenza non equivale a dare del tu (l’inglese non ha questa possibilità), né è indice di particolare confidenza nei confronti dell’interlocutore: è semplicemente un comportamento informale e molto diffuso.

Chiamali col loro nome!

In Italia c’è la consolidata abitudine di chiamare “inglesi” i britannici, facendo di tutta l’erba un fascio: è chiaramente un errore, che per giunta potrebbe irritare gli altri abitanti delle Isole Britanniche che non scherzano certo quanto a orgoglio nazionalista. Ricapitolando: il nome ufficiale del Paese è the United Kingdom of Britain and Northern Ireland, il regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Nel linguaggio corrente si chiama Britain o the United Kingdom (abbreviato in UK). Come abbiamo visto, è costituito dall’Inghilterra, dal Galles, dalla Scozia e dalle sei contee dell’Irlanda del Nord. La Gran Bretagna non comprende l’Irlanda del Nord, mentre l’espressione the British Isles indica l’arcipelago composto dalla Gran Bretagna, l’Irlanda e le isole vicine. In sostanza, si può dire che United Kingdom e i suoi derivati sono termini politici, mentre gli altri sono termini soprattutto geografici.

Come chiamare gli abitanti? Ciascuna di queste quattro nazioni ha una forte identità, che è invece più sfumata per quanto riguarda il loro complesso, per non parlare della situazione dell’Irlanda del Nord. Il termine ufficiale, Briton, appartiene al linguaggio amministrativo, mentre Brit è piuttosto gergale e non privo di una sfumatura umoristica. Mentre la maggior parte degli abitanti stessi si definisce “scozzese”, “gallese” o “inglese”, la questione dell’identità britannica o della britannicità – Britishness – e la terminologia da utilizzare diventano sempre più un problema politico: tra UK, Great Britain e British Isles, quest’identità non è sempre evidente… Di conseguenza, quando si incontra un autoctono è meglio essere prudenti e chiedergli: Are you British? o Which part of Britain are you from?

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RECENSIONI

l.castrogiovanni@campus.unimib.it

Ho ormai finito da qualche giorno il metodo di greco moderno che proponete in catalogo. Ho seguito il corso nella sua interezza, compreso di supporto audio che ho potuto facilmente trasferire sul mio cellulare in modo tale da avere sempre a portata di mano le lezioni. Devo dire di avere ottenuto notevoli risultati in poco tempo: tutti i miei amici greci sono rimasti stupiti, mentre quelli che non mi conoscevano mi hanno scambiato addirittura per un greco inizialmente. Per questo vi ringrazio di cuore del lavoro svolto su questo manuale, che consiglio vivamente a tutti i miei amici!

Fabio Enrico

Sono arrivato a Parigi, senza conoscere una sola parola di Francese. Assimil Book è il miglior libro attualmente sul mercato, mi ha permesso davvero di raggiungere un livello B2, semplicemente dedicando dieci minuti al giorno. E ora inizieró quello di Tedesco!

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